Ebbene sì: un trauma può essere un’occasione di rinascita. Lo dicono gli esperti che suggeriscono qualche trucco
Il sesso inganna l'orologio biologico
"Continuare a fare sesso anche dopo i 50 è la miglior cura anti età perché l'organismo in questo modo viene "ingannato" e crede di essere ancora in età riproduttiva, quindi forte ed efficiente», spiega la neurobiologa francese Lucy Vincent del Centre National de la Recherche Scientifique. Aumenta anche la produzione dell'ormone della crescita e del testosterone che danno forza e tonicità ai muscoli. Libera nell'organismo endorfine euforizzanti e ossitocina, detta l'ormone riparatore. Mantiene giovane il corpo e la mente.
Sorridere non costa nulla
Il sorriso è il sistema più economico per farsi del bene. Infatti mette in moto ben 16 muscoli del viso e favorisce la produzione di endorfine, il più naturale degli analgesici. Una bella risata poi brucia calorie, tonifica gli addominali, riduce il livello di cortisolo e rinforza il sistema immunitario. È il risultato di una ricerca presentata al congresso American Physiological Society.
Attenti alle aggressioni
«La prima indicazione, per essere e apparire a lungo giovani» spiega Nicholas Perricone, dermatologo americano esperto di anti aging, «è di limitare tutte le aggressioni infiammatorie, sia quelle esterne causate da raggi Uv, allergie, infezioni, sia quelle interne procurate da fumo, alcool e soprattutto da una scorretta alimentazione. Sono da evitare glucosio, fritti, conservanti, coloranti, che producono nell’organismo enzimi killer del collagene e radicali liberi».
Più giovani a tavola
Cinque porzioni al giorno di vegetali. È il vero segreto per invecchiare tardi e in salute. Fare il pieno quotidiano di antiossidanti, in particolare selenio e vitamine A, E e C, serve infatti a combattere i radicali liberi. In tavola non dovrebbero mancare: agrumi, alghe, cavoli e broccoli, frutti di bosco, germogli, melone, anguria, lattuga, pomodori, carciofi, cipolle, peperoni, sedano. Altra sostanza preziosa è il potassio: arricchire la dieta con banane, mandorle, albicocche, datteri serve a guadagnare energia, a bruciare gli zuccheri e a espellere l’acqua, al contrario del sale (sodio) che la trattiene. Per condire, via libera a curry, peperoncino e cannella.
Lifting sì, ma naturale
«Quattro giorni dopo l'intervento, la paziente era perfetta», dice soddisfatto il chirurgo plastico Roberto Scalco, che ha eseguito il primo lifting alle staminali in Europa, oltre a una mastoplastica additiva con la stessa tecnica, senza tagli e suture. «È iniziata l'era della chiurgia estetica naturale, cioé di interventi minimamente invasivi: pochissimi e piccoli i tagli per il lifting, nessuna incisione per aumentare il seno di una taglia. Si opera in sedazione e non serve degenza. I risultati? Naturali, insospettabili e permanenti, senza rischi di rigetto o cicatrici evidenti». Tutto ciò è possibile grazie a un esclusivo dispositivo americano (Celution System) che, dopo il prelievo di grasso della paziente, separa il nucleo delle cellule staminali che vengono reinserite dove serve "rimpolpare" i volumi.
Dormiamoci su
Un cuscino con fibre di rame pare sia l'ultima moda negli Stati Uniti per sconfiggere le rughe durante il sonno. Secondo i ricercatori che l’hanno studiato e testato, il merito va all’emissione di ioni di rame che stimolano la produzione di collagene.
Tre trattamenti per un risultato
A volte la somma di tre trattamenti dà risultati superiori rispetto alle singole aspettative. Ne è convinto il chirurgo plastico e medico estetico Raoul Novelli che ha messo a punto un protocollo anti età per viso e décolleté che combina l'azione di luce pulsata (irradiazione luminosa che va in profondità per stimolare elastina e collagene), radiofrequenza (potente azione antiaging di ristrutturazione cutanea) ed elettroporazione (sistema per far assorbire in profondità alcuni principi attivi idratanti e nutrienti senza aghi).
Non fermarsi mai
Per dimostrare da 5 a 8 anni di meno non basta la mautenzione dal dermatologo, ci vuole anche l'attività fisica. È dimostrato infatti che l'allenamento regolare (da una camminata a un corso in palestra) può aumentare la differenza fra età cronologica ed età funzionale, rallentando il ritmo di declino fisico (di norma dell’8-9% ogni 10 anni). I benefici coinvolgono metabolismo, funzionalità ormonale, sistema cardiocircolatorio, mobilizzazione del grasso corporeo, resistenza e tonicità.
Idea spaziale
Un astronauta nello spazio invecchia in sei mesi quanto una persona sulla terra in 10 anni. Da questa considerazione Filippo Ongaro e Sonja Grevenitz, medico e psicologa dell’Agenzia Spaziale Europea, hanno dato vita al primo centro di diagnosi, cura e prevenzione degli effetti dell'invecchiamento attraverso tecniche sperimentate in medicina spaziale. L'obiettivo allo Ismerian di Treviso è migliorare la qualità della vita e allungarla con terapie anti aging e rigenerative derivate da studi di genomica, biochimica molecolare.
Articolo tratto quasi integralmente da www.corriere.it, a firma di Momi Giancolombo per "A"
Foto: http://www.flickr.com/photos/tookie/178243628/
Un trauma può essere occasione di rinascita. Basta voler ricominciare.
Gli italiani non vogliono invecchiare.
Gli italiani non vogliono invecchiare, primi in Europa per filler spiana-rughe. Per numero di 'iniezioni' riempitive il nostro Paese è preceduto solamente dagli Stati Uniti. Solo di acido ialuronico si 'consumano' almeno 150 mila fiale l'anno. E il settore sembra non risentire della crisi: l'uso del botulino anti-rughe è aumentato del 30% nei primi mesi del 2009 rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Orecchie più giovani, il 'ritocchino' ultima moda. Il sangue ti fa bella: dalle piastrine un gel per ringiovanire
A citare alcuni dati della 'bellezza made in Italy' è Emanuele Bartoletti, segretario generale della Società Italiana di Medicina Estetica (Sime), intervenuto alla presentazione del XXX congresso nazionale della Sime, al via da oggi a domenica, a Roma.
Nella classifica europea dell'uso dei filler, l'Italia è seguita al secondo posto dalla Francia, al terzo dalla Spagna, al quarto dal Regno Unito. Per quanto riguarda invece i lifting, il primato nel Vecchio Continente spetta alla Francia. "In Italia sin dall'esordio delle tecniche anti-età - spiega Bartoletti - c'è sempre stato un forte terrore della chirurgia più invasiva, contrariamente invece alle tecniche più soft che da noi hanno subito preso piede, a partire dal vecchio collagene negli '80, passando per i filler permanenti, ancora molto usati nonostante quelli riassorbibili e temporanei di nuova generazione".
da: ADNKronos.com
Foto: http://www.flickr.com/photos/8848584@N07/3314408091/
Però, porca miseria, quanto è bella la vita!
Intervista* di STEFANO CASELLI e DAVIDE VALENTINI ad Andrea Camilleri pubblicata da La Stampa.
Giovane è ormai una categoria dagli incerti contorni anagrafici e dalle fragili coordinate di significato. Nel ventesimo secolo giovane è stato forse chi ha avuto la possibilità di scegliere. La scelta era rivoluzione, molto spesso era errore. Sicuramente collisione. Oggi - dove tutto sembra già essere stato scelto, e anche sbagliato - contro che cosa possono collidere i giovani? Ne parliamo con Andrea Camilleri.
Lei di giovani ne ha visti invecchiare tanti...
Nel ventesimo secolo l’essere giovani comportava una libertà di collisione, il giovane aveva davanti a sé una quantità tale di rotte diverse da intraprendere, che le collisioni erano quasi inevitabili. Oggi la situazione è completamente diversa: la collisione è contro tutta la realtà che circonda un giovane. Collidere è l’unica scelta. Perché la possibilità di non collisione, nella maggior parte dei casi, oggi in Italia, è una possibilità di collusione. Il che altera sensibilmente le prospettive della gioventù, che ne ha pochissime... Cosa vede oggi un giovane? Non la nebbia e la sparizione, vede la scomparsa immediata, come un gioco di prestigio, non ha neanche il tempo di prepararsi, abituarsi psicologicamente alla perdita.
Storicamente si associa l’anzianità alla saggezza, e dunque alla memoria. Invece questo Paese che invecchia la memoria la perde. Perché? L’Italia è un paese di smemorati, non ha mai avuto memoria. Non ha il senso del suo passato. L’autonomia della memoria, per un italiano, è sì e no un mese. Se si tratta di un fatto di cronaca nera, terribile, alimentato dai vari Porta a porta, Matrix eccetera, allora la memoria persiste. Ma perché persiste? Non per il fatto in sé. Ma perché l’italiano si divide immediatamente in innocentista e colpevolista. A priori, semplicemente perché quel presunto colpevole porta i baffi o non li porta. Ha gli occhi azzurri o no. E in Italia rimangono innocentisti o colpevolisti sia che si venga condannati dalla suprema Corte di Cassazione, sia che si venga assolti. Gli italiani hanno solo memoria per le loro squadre di calcio. La vera memoria storica degli italiani è il calcio.
...farebbe bene, Andrea Camilleri, a invecchiare un po’ di più. Ho preso la vecchiaia senza nessuna crisi, sono molto pragmatico. Mi è stato dato un ticket, che si chiama nascita e dentro ci sono alcune camurrie. C’è la cosa bellissima che è la giovinezza, la maturità, poi ci sono anche le malattie, la vecchiaia e la morte. Tutto compreso nel biglietto, come dicono i bravi venditori.
E quindi è inutile ribellarsi, è nel biglietto. è inutile farsi venire l’esaurimento nervoso o la depressione perché non puoi più andare con le ragazze. Non è più cosa. Bisogna trovare altri affetti e altri sfoghi. E ci sono, ve lo assicuro.
Tuttavia veder un po’ nero credo sia doveroso nella vecchiaia. Alfieri diceva “l’umor nero del tramonto”. Non c’è bisogno di arrivare fino a quel punto, ma almeno essere un po’ pessimisti. Io, però, non riesco a esserlo. Accetto la vecchiaia fisica ma non accetto la vecchiaia mentale. Non riesco. Ho una testa malata, di trentenne che dice “Però, porca miseria, quanto è bella la vita. Si può scrivere un nuovo libro”. Forse farei bene a trattenermi un pochino.
Per leggere l'intervista integrale pubblicata da La Stampa il 1 maggio 2009 cliccare qui
Il segreto della leggerezza.
"Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi al nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto, improvviso, del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite.
(…) È difficile per un romanziere rappresentare la sua idea di leggerezza, esemplificata sui casi della vita contemporanea, se non facendone l’oggetto irraggiungibile d’una quiete senza fine. È quanto ha fatto con evidenza e immediatezza Milan Kundera. Il suo romanzo L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere è in realtà un’amara constatazione dell’Ineluttabile Pesantezza del Vivere: non solo della condizione d’oppressione disperata e all-pervading che è toccata in sorte al suo sventurato paese, ma d’una condizione umana comune anche a noi, pur infinitamente più fortunati. Il peso del vivere per Kundera sta in ogni forma di costrizione: la fitta rete di costrizioni pubbliche e private che finisce per avvolgere ogni esistenza con nodi sempre più stretti. Il suo romanzo ci dimostra come nella vita tutto quello che scegliamo e apprezziamo come leggero non tarda a rivelare il proprio peso insostenibile. Forse solo la vivacità e la mobilità dell’intelligenza sfuggono a questa condanna: le qualità con cui è scritto il romanzo, che appartengono a un altro universo da quello del vivere.
Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei convolare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare il mio approccio, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro..."
Da: Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il nuovo millennio, Mondadori, 1993
Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/ratbaldo/3217079163/)
100 anni e oltre!
Articolo di Marco Trabucchi tratto da GrG news
I cento anni del premio nobel Rita Levi Montalcini ci offrono lo spunto per riflettere su un traguardo raggiunto da un buon numero di nostri connazionali. Autorevoli fonti confermano infatti che l’Italia è il Paese più longevo in Europa (il vecchio continente è battuto solo dal Giappone, campione mondiale di longevità): le donne vivono mediamente 85 anni e gli uomini 80. La ricerca ha affrontato anche il tema della qualità della vita, calcolando l’aspettativa di vita all’età di 50 anni e gli anni di vita libera da malattie. Mediamente nell'Unione Europea chi ha 50 anni si aspetta di vivere 28.6 e 33.5 anni rispettivamente se è uomo o donna; l’Italia ha il primato di sopravvivenza fra i paesi europei: 30.4 anni per gli uomini e 35.3 per le donne. L’aspettativa di vita priva di disabilità è calcolata in 17.3 anni per gli uomini (il 60% della aspettativa di vita totale) e in 18.1 anni per le donne (il 54% della vita rimanente).
Ma per raggiungere questo traguardo ci sono regole di vita da seguire o è solo la genetica a condizionare la lunghezza (e la buona salute) della nostra vita? Uno studio giapponese molto serio e documentato descrive i nove fattori più importanti per raggiungere i 100 anni in buone condizioni (cioè con un adeguato livello di autonomia fisica e di capacità mentali). Pur sapendo che le differenze genetiche e di stile di vita tra noi e i giapponesi sono molte, elenco questi fattori perché ritengo possano rappresentare un’indicazione importante per tutti su quello che si deve fare al fine di invecchiare bene (anzi, molto bene!). Ecco le condizioni: fare regolare esercizio; avere una buona vista; risvegliarsi autonomamente al mattino; preservare la masticazione; non aver bevuto alcool; non aver avuto gravi cadute dopo i 95 anni; mangiare frequentemente proteine; vivere a casa propria; essere maschio. I lettori troveranno in quest’elenco alcune indicazioni che ben conoscono –come il fare esercizio fisico- perché già le abbiamo ricordate anche in questa rubrica.
Altre invece meritano qualche chiarimento per non provocare preoccupazioni inutili. In premessa è doveroso precisare che i nove fattori rappresentano il massimo e che non sono tutti indispensabili per diventare “centenari felici”. Alcuni non dipendono da noi, come l’essere maschi. A questo proposito ricordo che gli appartenenti al sesso forte sono i sopravvissuti di una pesante selezione, perché la gran parte di loro è morta prima, mentre le donne mediamente vivono più a lungo. Altri fattori dipendono solo in parte da noi, come il mantenere una buona vista; infatti se alcune malattie dell’occhio non possono essere curate, altre, come la cataratta, possono essere combattute, purchè la persona si sottometta ad un semplice intervento (che però –lo sappiamo bene- non tutti vogliono subire). Lo stesso dicasi per la masticazione; talvolta le cure odontoiatriche e protesiche sono lunghe e noiose, però permettono di mangiare in modo regolare, con una adeguata quantità di proteine, ma soprattutto quello che piace. Tra le cose che dipendono da noi (almeno in parte) vi è anche il mantenimento di un sonno regolare, con un risveglio mattutino ad un’ora stabilita, senza rimanere a letto a poltrire oltre il necessario! Sappiamo bene come l’alzarsi possa costare ad alcuni anziani; adesso però abbiamo la dimostrazione che il sacrificio -per quanto pesante- porta a vantaggi importanti. Infine lo studio giapponese valorizza la permanenza della persona anziana nel proprio domicilio. A questo fine nella nostra città si è particolarmente sviluppata l’assistenza domiciliare, in modo da permettere di restare a casa anche a persone con problemi di salute e di autonomia, perché i muri dove abbiamo vissuto per lunghi anni continuano a rappresentare una valida difesa del nostro benessere. Nello studio giapponese non si parla del tono dell’umore; noi però sappiamo che chi è sereno e sa affrontare adeguatamente il trascorrere degli anni, dando senso alla vita in ogni momento, è candidato ad una vita più lunga.
Altri studi dimostrano che, oltre all’impegno di ciascuno per vivere bene più a lungo, entrano in gioco altri fattori che soni il frutto dell’impegno della società, della politica verso i cittadini.
Per la lettura del testo integrale dell'articolo, cliccare qui.
Quasi dodici milioni gli italiani con più di 65 anni. Meditate gente meditate!

Italia patria dei 'grandi nonni', 13 mila ultracentenari!
Un 'esercito' in cui non mancano malanni e acciacchi, ma che continua a veder crescere le sue fila a ritmi vertiginosi: sono circa 13 mila gli italiani che hanno superato i 100 anni, e uno su quattro è addirittura in forma, nonostante le tante stagioni alle spalle. A censire il numero dei connazionali che ha spento oltre 100 candeline è Roberto Bernabei, ordinario di geriatria all'università Cattolica di Roma. Che sottolinea come - tra i 'super nonni' (cioè gli ultracentenari) - circa il 45% sia addirittura autonomo, nonostante qualche problemino, mentre il restante 55% ha bisogno di aiuto e non è in buone condizioni.
L'Italia invecchia e lo fa a ritmi più sostenuti degli altri Paesi del mondo, "Giappone escluso - precisa l'esperto - La dice lunga il fatto che nel 1900 i 'grandi nonni' italiani erano soltanto 40, oggi invece sono ben 13 mila e negli anni a venire saranno molti di più". E le donne, nel traguardo dei 100, se la cavano molto meglio degli uomini. Da un estremo all'altro dello Stivale sono loro quelle che arrivano maggiormente agli ambiti 100, fatta eccezione per la Sardegna: "L'unica Regione - spiega Bernabei - dove gli ultracentenari raggiungono il pareggio nella 'sfida' tra i due sessi".
Italia, dunque, Paese longevo come pochi. "L'unico - afferma il geriatra - dove dal 2000 la popolazione sopra i 65 anni ha superato quella tra gli zero e i 19". Un giro di boa "che ha dell'incredibile ed è senza precedenti nella storia dell'uomo". Gli over 65 sono infatti 11,5 milioni, e tra questi sono circa 3 milioni quelli che hanno superato gli 80. "E nell'intera popolazione - aggiunge Bernabei - è stato osservato che il segmento che va oltre gli 85 è quello che cresce più rapidamente". Un fattore, secondo l'esperto, sottovalutato. "La paura di perdere la salute o di soffrire di demenza - fa notare - batte qualsiasi timore, anche quello della recessione economica. Eppure nessuno parla dell'Italia che invecchia. E' come se, su questo tema, ci fosse una grande rimozione collettiva".
Fonte: ADN Kronos
Qualcuno vi ha mai chiesto di essere saggi, ora che potreste esserlo?
Giovani o vecchi che si sia al momento, finché non ci consideriamo parte della continuità della vita continueremo a considerare la vecchiaia come una cosa separata dalla corrente centrale della cultura e i vecchi come altri, in un certo senso. In una cultura non tradizionale com’è la nostra, dominata dalla tecnologia, si dà molto più valore all’informazione che non alla saggezza. Tra le due, però, c’è una differenza: l’informazione implica l’acquisizione, l’organizzazione e la distribuzione capillare dei fatti, è un immagazzinamento di dati fisici. La saggezza, invece, coinvolge un’altra funzione, altrettanto essenziale: lo svuotamento e l’acquietamento della mente, l’applicazione del cuore, la mistura alchemica di ragione e sentimento. Nella modalità “saggezza” noi non elaboriamo informazioni in maniera analitica o sequenziale: ci teniamo un passo indietro e abbiamo una visione d’insieme, distinguendo ciò che conta da ciò che non conta, soppesando il significato e la profondità delle cose. La dote della saggezza è rara, nella nostra cultura: vi si trovano più spesso persone di conoscenza che fingono di essere sagge, ma che, sfortunatamente, non hanno coltivato la qualità della mente da cui nasce davvero la saggezza.
… In una cultura in cui l’informazione è più apprezzata della saggezza, comunque, gli anziani diventano obsoleti come i computer di ieri. Il vero tesoro invece viene ignorato: la saggezza è una delle poche cose nella vita umana che non diminuisce con l’età. Tutto il resto cade via, solo la saggezza aumenta fino alla morte, se viviamo con lucidità e capacità di osservazione e ci apriamo alle molte lezioni della vita. Nelle culture tradizionali che sono rimaste immutate generazione dopo generazione il valore del “vecchio saggio” si rintraccia facilmente; in una cultura come la nostra, invece, la saggezza è ben lontana dall’essere eccitante o attraente – o necessaria – come lo è navigare in Internet. Sentiamo il dover continuare a correre se vogliamo rimanere aggiornati, imparare l’ultima versione di Windows o provare quel nuovo macchinario in palestra. Sul mio computer tenevo un adesivo che diceva: “I cani vecchi possono imparare nuovi trucchi” ma ultimamente alle volte mi chiedo: quanti nuovi trucchi voglio imparare? Quanti di quei maledetti manuali voglio ancora leggere, in questa vita? Non sarebbe più facile semplicemente essere sorpassati?
Ram Dass, Cambiamenti. Accettare la vecchiaia e riscoprirne la ricchezza, Corbaccio, 2005
Foto: courtesy of Flickr
Invecchiare senza vergogna.
Siamo circondati da vecchi che invecchiano male, e non parlo soltanto dei declini fisici e mentali, delle malattie tipiche dei nostri anni, Alzheimer in testa e Parkinson in coda.
Non parlo neanche delle prospettive di eutanasia collettiva che il declino del welfare ci prospetta, secondo il bel libro orwelliano La morte moderna di Carl-Henning Wijkmark in questi mesi da Iperborea, o le prospettive di vita obbligata anche per gli incoscienti e i morti-vivi auspicate da Ratzinger, due forme speculari di orrore che non tengono conto delle volontà dell'individuo e che esprimono amor di morte e non amor di vita. Parlo di dignità della vecchiaia, di vecchiaie a loro modo felici, nei limiti in cui può essere felice la diminuizione della capacità di azione che è tipica della vecchiaia.
Il cinema, in grazia del fenomeno del divismo, ha spesso dato della vecchiaia un'immagine un po' assurda: Gary Cooper o John Wayne o Robert Mitchum o Cary Grant o Humphrey Bogart attorno ai settant'anni dovevano comportarsi sullo schermo come se ne avessero ancora trenta o quaranta, e intrecciavano romantiche storie d'amore con attrici che davvero ne avevano venti o trenta, e le dive non erano da meno, fatte e rifatte, tinte e ritinte. Ma c'era anche un cinema, per esempio, a Hollywood i film di Howard Hawks (ricordate Un dollaro d'onore?) o di John Ford (con Wayme, James Stewart, Fonda...) o di Anthony Mann (con Stewart) o di Peckinpah (ricordate Sfida nell'Alta Sierra?) che hanno raccontato una vecchiaia che tiene testa fino all'ultimo alla malvagità del mondo, alla cattiveria degli uomini e delle società.
Si disse, e non si sbagliava, che in tutto questo c'era una sicura influenza dell'opera di Hemingway, così rilevante per l'immagine dell'eroe nel corso del Novecento, o meglio, dagli anni trenta e fino ai sessanta di quel secolo. L'eroe doveva "morire in piedi", doveva tener fronte alle avversità e fino all'ultimo difendere la propria dignità personale, la propria immagine e stima di sé, la coerenza con i propri ideali di gioventù. L'età conta e come, ci veniva suggerito, ma i suoi acciacchi non giustificavano le cadute morali, non giustificavano l'adeguamento della morale alla decadenza fisica. Si tratta di due cose diverse e che devono restare tali, ci veniva detto.
Bene, il cinema d'oggi ci racconta di vecchi che si fingono giovani, e nessuno ne avverte più il ridicolo salvo una manciata di giovani, o quando è un cinema serio ci racconta una sorta di latente lotta tra l'egoismo dei vecchi e l'egoismo dei giovani (e sono, come sappiano, i vecchi a vincere, hanno il potere e il sapere dalla loro e si fanno spietati anche di fronte a figli e nipoti pur di assicurarsi una sopravvivenza nel privilegio. I politici per primi, e magari anche i papi.
Il film più bello che si può vedere in questi giorni nelle sale - assieme a due splendide lezioni di storia come il polacco Katyn di Andrzej Wajda e l'etiope Teza di Haile Gerima - è certamente Gran Torino di Clint Eastwood, che non mi pare un capolavoro come alcuni hanno scritto, ma che è sicuramente un ottimo film. Esso racconta per l'appunto una vecchiaia che inizialmente vediamo ringhiosa, insoddisfatta, chiusa e cupa, in una città o cittadina del Mid-West , la vecchiaia di un settantanovenne vedovo con figli lontani, che non ama e anzi disprezza e da cui non è amato, e che è rimasto tra i pochi "bianchi" che si ritengono all-Americans, americani al cento per cento (anche se è d'origine polacca e si chiama Kowalski). Ha fatto la guerra di Corea (i suoi tormenti sulla violenza che ha esercitato non sono la cosa più convincente della sceneggiatura) e ha poi passato tutta la vita lavorativa alla Ford. Circondato da immigrati (anche se nati negli Usa come lui) finisce, come in un vecchio e bel film inglese di John Boorman interpretato dal nostro Mastroianni, Leone l'ultimo, per incuriosirsi dell'Altro, di quella strana famiglia di orientali che vive al suo fianco, e finisce per farsi maestro di vita anche senza volerlo di un ragazzo asiatico che non ha davanti a sé modelli maschili forti a cui rifarsi, o che lo convincano. E che ha coetanei o ragazzi più grandi di lui divisi in bande etniche di imbecille violenza.
Non sto a raccontare la trama, peraltro lineare, semplice, prevedibile almeno per chi ha frequentato il cinema americano di cui si è parlato sopra, di cui Eastwood è stato un figlio diretto (e ben più un figlio di John Ford e di John Wayne, con i quali non mi pare abbia mai lavorato, che non di Sergio Leone, che lo ha lanciato a suo tempo in alcuni meravigliosi western italici, disancorati e straniati). Né i suoi risvolti psicologici e religiosi, la dinamica dell'azione, la soluzione ovviamente tragica ma moralmente chiarissima.
Gran Torino convince più di altri film di Eastwood, dall'ideologia più contorta e all'insegna di un americanismo del genere "il nostro sistema è pur sempre il migliore". Anche se è apparentemente meno ambizioso, e senz'altro è meno costoso, è un film più chiaro, più limpido. Anche nella soluzione finale. E' un film- testamento più convincente di altri precedenti suoi film che pure avevano anch'essi del testamento. Ha un messaggio ed è un messaggio semplice e apprezzabile, che in passato ci è stato inviato da tanti, nell'arte e nella vita, e che un altro grande regista-attore americano, Orson Welles, ha sintetizzato affermando che "l'importante nella vita è invecchiare bene".
In un'epoca di vecchiaie che si arrendono e si fanno bavose o di vecchiaie che oscenamente mimano una gioventù che non hanno, non mi pare affatto che questa sia cosa di poco conto.
Articolo di Goffredo Fofi ripreso integralmente da "Il Messaggero".
E' ufficiale, la pensione accorcia la vita...
Lavorare 5 anni in più riduce del 10% la mortalità per cancro e malattie cardiovascolari. Come dire: andare in pensione accorcia la vita, mentre restare attivi la allunga. Parte da questo dato, frutto di uno studio sulla popolazione greca pubblicato nel 2008 sull''American Journal of Epidemiology', il dibattito promosso dalla Fondazione Carlo Erba con il convegno 'Essere anziani oggi: età anagrafica o età biologica?'. Un evento in corso a Milano nella sede di Assolombarda, con l'intervento di numerosi esperti che lanciano alla classe politica della Penisola un appello a riflettere sul futuro.
Nel mondo occidentale - ricordano gli specialisti - il XXI secolo è il secolo degli anziani, basti pensare che i cittadini under 15 rappresentano in Europa appena il 20% della popolazione. Qualche numero italiano. Oggi nello Stivale la vita media ha raggiunto i 78 anni per gli uomini (era di 50 anni nel 1920) e gli 84 per le donne (51 nel 1920), tanto che una bimba del Duemila su 4 ha la probabilità concreta di arrivare a spegnere in scioltezza 90 candeline. E ancora: gli over 65, da 6 milioni che erano nei primi anni '70, oggi sono raddoppiati e nei prossimi trent'anni potrebbero triplicare; quanto poi agli ultrasessantenni, sono ormai quasi 10 milioni e 'copriranno' un terzo della popolazione nazionale nel 2018. Data entro la quale gli over 80 saranno aumentati al ritmo di 75 mila all'anno: una nuova mini-città di 'tempie grigie' che si materializzerà lungo il Paese.
Una carica di anziani che però, complici i progressi medici e tecnologici, spesso di vecchio hanno solo la carta d'identità. Le statistiche fotografano infatti un'esercito di settantenni attivi, prestanti, capaci e ansiosi di produrre. E così le cifre, unite ai risultati della ricerca greca, "invitano a riflettere su quanto sia necessaria per l'anziano una riconversione produttiva dall'ozio all'impegno", afferma Giorgio Annoni, geriatra dell'università di Milano-Bicocca e responsabile del comitato scientifico della Fondazione Carlo Erba. "Un coinvolgimento motivato - fa eco Roberto Rettani, presidente della Fondazione - può rappresentare il superamento di uno stereotipo che vede nella vecchiaia una stagione improduttiva della vita". Ma "tale superamento - avverte - dovrà essere accompagnato dalla capacità da parte della classe politica e dirigente di delineare una strategia efficace sul piano dell'economia, del welfare, dei meccanismi di solidarietà intergenerazionale". Insomma "un'equazione complessa, ma risolvibile", è convinto l'esperto.
Fonte: ADN Kronos
Chi predica bene razzola male. Anche a tavola...
Per la salute, gli italiani sono bravi in teoria... meno in pratica. Sembra proprio così, almeno leggendo i risultati di una ricerca condotta da Hero Italia nel secondo semestre 2008, attraverso interviste via web su 1.000 utenti del sito 'www.abcdelbenessere.it'. Benchè il 72% degli intervistati dica di prestare attenzione ai dati riportati sulle etichette dei cibi e ben l'80% assicuri di essere molto attento al controllo dell'apporto calorico degli alimenti che consuma, questo non si traduce in comportamenti virtuosi nella vita quotidiana.
Il 56% degli intervistati confessa, infatti, di non riuscire a seguire un regime alimentare equilibrato, il 62% ha un proprio metodo riguardo allo stile a tavola (solo il 24% segue il consiglio del medico) e il 45% dichiara di non praticare mai sport oppure di fare attività fisica solo saltuariamente.
Anche la regola aurea di suddividere l'alimentazione in 5 pasti al giorno è seguita solo dal 20% degli intervistati, mentre si salva il 63% che è abituato a fare una colazione completa ogni giorno. Un po' pasticcioni, quindi, ma sicuramente dotati di autostima: l'88% dice che la spinta fondamentale per cercare di migliorare il proprio stile di vita è quella di stare meglio con se stessi (solo il 6% si cura per piacere agli altri).
Fonte: ADN-Kronos
Vita più corta se il giro vita è ampio.
La circonferenza dell'addome predice rischi di cuore per lui e lei
Il rischio di insufficienza cardiaca? Dipende dalla circonferenza dei nostri jeans, sia che si appartenga al sesso forte che al gentil sesso. Lo conferma uno studio condotto dagli scienziati del Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston (Usa), che dalla rivista 'Circulation' tornano sull'argomento del legame fra chili di troppo sul girovita e pericolo di disturbi cardiovascolari.
Secondo i loro studi, la circonferenza addominale è un fattore predisponente a problemi come l'insufficienza cardiaca, anche se l'indice di massa corporea (Bmi) rientra nella norma. Analizzando i dati di due ricerche condotte sulla popolazione svedese per un totale di 80 mila persone, gli studiosi hanno rilevato che, se anche una persona 'vanta' un Bmi pari al massimo a 25 (normopeso), una circonferenza addominale di 10 centimetri superiore a quella che dovrebbe essere aumenta il rischio di problemi al cuore del 15% nelle donne.
Fonte: ADN-Kronos
Il segreto per arrivare ai 100 anni? Rispettate anche i vostri desideri ;-)
Elisabeth Weichselbaum, della British Nutrition Foundation, ha raccolto una selezione di consigli di chi ha passato il secolo. E così si scopre che l'elisir di lunga vita sta pure nei panini imbottiti, anche con la salsiccia, fino al 'bicchierino', in barba a diete e nutrizionisti.
Insolita e piena di elementi curiosi: nella dieta dei centenari non mancano consigli da brivido per nutrizionisti e amanti della linea, ma gli anziani che si sono tolti la soddisfazione di spegnere più di 100 candeline sono gli unici a poter avanzare pretese sui segreti della longevità. Così qualcuno ha pensato bene di raccogliere una selezione di diete e consigli, senz'altro insoliti, proposti da chi ha superato i 100 anni.
Nell'elenco pullulano le stranezze. Qualche esempio? A dispetto di chi sostiene che non bisogna eccedere con le uova, Florence Baldwin, un'allegra nonnetta di 113 anni, è convinta che l'elisir di lunga vita si nasconda in un sandwich con uova fritte ogni giorno. Per l'olandese Hendrikje van Andel-Schipper, arrivata fino ai 115 anni, il segreto della longevità è in un bicchiere di succo d'arancia accompagnato da gustose aringhe, fonte di omega 3. Ma la più anziana di tutti, l'israeliana Mariam Amash, attribuisce le sue 120 candeline al fatto di 'mangiare verde'.
Non si deprimano i golosi, perché tra i 'supernonni' c'è anche chi, come la giapponese Mitoyo Kawate di 114 anni, ha dato il merito dei suoi anni alla torta ripiena di crema che compare regolarmente nel suo menù, in barba a sushi e sashimi. Mentre la scozzese Lucy d'Abreu, passata a miglior vita a 113 anni, sosteneva che per vivere a lungo non deve mai mancare un bicchierino di brandy e un ginger ale secco.
E ancora, per l'ucraino Hryhoriy Nestor la ricetta di lunga vita passa per un involtino di pane con salsiccia fatto in casa. Mentre la britannica Ada Mason è convinta di essere arrivata a quota 111 grazie al fatto di mangiare panini imbottiti e molto salati. La colazione tipica scozzese a base di porridge è invece il segreto dei 111 anni di Annie Knight. Tutt'altro il menù preferito di Yukichi Chuganji, che ha raggiunto la ragguardevole età di 114 anni a forza di riso bollito e pollo, nonostante l'avversione per le verdure.
Mentre secondo Sakhan Dosova (130 anni), che stando alle autorità del Kazakhistan sarebbe la donna più vecchia del mondo, l'ideale è evitare i dolci e consumare tanto formaggio in fiocchi (cottage cheese). Infine, l'ecuadoregna Maria Esther de Capovilla è arrivata a 116 anni grazie alla buona abitudine di bere, fin da piccola, il latte d'asina della fattoria di famiglia.
Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3169606642
Non siamo un paese per vecchi.
Dovremmo essere il paese dell'eccellenza in fatto di ricerca sull'invecchiamento, non fosse altro per quel 30 per cento di capitale sociale costituito dai nostri ultrasessantenni per i quali l'attuale attesa media di vita ha battuto ogni altro paese d'Europa con i 77-78 anni per i maschi e gli 83-84 per le femmine. Invece no. La ricerca italiana sulla terza età, "on ageing" come dicono gli anglosassoni, langue. Peggio.
Se ne fa, ma è frammentata, disorganizzata, persa in centinaia di rivoli sovrapposti e dispendiosi, i risultati sono pubblicati tardivamente, per niente o solo a livello nazionale. Non per scarsa attitudine dei ricercatori, apprezzati e contesi a livello internazionale, né per mancanza di preparazione dei geriatri, sono ben 34 le scuole di specializzazione sebbene ogni anno sfornino poche decine di specialisti, quanto piuttosto per incuria dei decisori politici.
"Non c'è un Piano nazionale come accade invece in Austria, Germania, Olanda, Francia, persino Spagna, Gran Bretagna, soffriamo di un'arretratezza culturale secolare riguardo l'invecchiamento, e se qualcosa si è iniziato a fare nell'ultimo ventennio dobbiamo dire grazie alla sensibilità e capacità del professor Luigi Amaducci che già dagli anni Ottanta portò all'attenzione di tutti il fenomeno vecchiaia e la malattia più devastante sul piano personale e sociale ad essa correlata, la demenza di Alzheimer", afferma Orazio Zanetti, geriatra all'IRCCS San Giovanni di Dio-Fatebenefratelli di Brescia.
Più severo il giudizio di Luigi Ferrucci, emigrato da tempo negli Stati Uniti e attualmente direttore al National Institute on Aging (NIA) del "Baltimore Longitudinal Study of Aging": "Oltre al problema culturale, la ricerca italiana non è meritocratica, non è orientata dai risultati né dai presupposti, esiste protezionismo nei confronti delle Università e degli Istituti di ricerca e cura a carattere scientifico (Irccs), manca una qualunque strategia amministrativa. In altri paesi la ricerca è fattibile solo dove c'è eccellenza, creatività e innovazione. Negli Stati Uniti chi ha un'idea fa una richiesta di finanziamento, l'approvazione dipende dalla qualità e originalità della proposta e di chi fa la proposta".
In Italia, oltre alla mancanza di un Piano nazionale sull'invecchiamento, si aggiungono cronici problemi economici e organizzativi e i ricercatori fanno fatica a capire "chi deve fare cosa".
I finanziamenti sono limitati in generale, basti dire che il Settimo Programma Quadro (FP7) della Comunità Europea non ha tra le priorità l'invecchiamento. I soldi arrivano dall'Ufficio 12 della Comunità europea che li distribuisce ad ogni paese in base alla competitività, quindi scarsissimi per l'Italia, mentre a livello nazionale dovrebbero provvedere il ministero dell'Istruzione e della Ricerca (MIUR) e il ministero della Salute.
Sul fronte privato ci sarebbero le charity da noi poco sfruttate. Autorizzati a partecipare ai bandi per la ricerca finalizzata e ad ottenere fondi sono l'Istituto superiore di sanità, gli Irccs, l'Inrca che si occupa di invecchiamento, l'Ispesl, gli Istituti zooprofilattici, le Regioni, le Provincie; per la ricerca corrente solo gli Irccs. La situazione però è più complessa.
I dati italiani di "ERA-AGE, progetto voluto dalla Commissione europea per realizzare una sorta di censimento della ricerca sull'invecchiamento in Europa, rivelano un ginepraio. "Il MIUR ha messo a disposizione fondi fino al 1998 (Progetto finalizzato invecchiamento del Cnr, 213 progetti, 26 milioni di euro)", spiega Claudia Gandin, medico ricercatore dell'Iss e coordinatore nazionale Era-Age, "dopo, fino al 2007 la ricerca finalizzata e corrente è stata finanziata dal Ministero della salute (tra gli altri nel 2000 finanzia il Progetto finalizzato Alzheimer, tre anni, 78 progetti, 45 milioni di euro), naturalmente entrambi le istituzioni hanno finanziato in base agli obiettivi target del Piano sanitario nazionale e l'invecchiamento non è tra le priorità".
Per fortuna in questo paese i centenari aumentano spontaneamente e tra di loro che chi, come il premio Nobel Montalcini può permettersi di dire: "Il corpo faccia quel che vuole, io sono la mente".
Fonte: http://www.repubblica.it/
La relatività, spiegata da Einstein.
Nella vita (e non solo), tutto è relativo.
Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio:
sarà ben lieto di sapere che ha
ancora sette anni di disgrazie.
Albert Einstein
Non chiamateci vecchi.
7.580.745 milioni di ore di volontariato nel corso del 2007; 273.000 iscritti, quasi 40.000 volontari (il 45% è costituito da donne), 1500 sedi in tutta Italia. Un numero di persone assistite più che raddoppiato negli ultimi due anni. Nel corso del 2007 quasi 363.000 persone hanno usufruito dei servizi di aiuto del Filo d’Argento – il servizio di telefonia sociale dell’Auser dotato dal 2002 di un Numero Verde Nazionale - Erano 156.000 nel 2005. Sono numeri che fanno di Auser RisorsAnziani, nata vent’anni fa, la più rappresentativa associazione italiana di anziani volontari.
I prossimi 3, 4 e 5 dicembre l’Auser terrà a Viareggio il suo VII Congresso Nazionale, con la partecipazione di 350 delegati da tutta Italia in rappresentanza dei 273.000 iscritti. L’Auser è un’associazione sempre più chiamata a confrontarsi con problemi e bisogni crescenti degli anziani, con una difficilissima situazione economica e sociale del Paese, con un sistema di welfare soggetto a profondi cambiamenti, meno di cittadinanza e più compassionevole, scaricato sulle spalle del terzo settore e delle famiglie.
L’Auser giunge a questo VII Congresso Nazionale fortemente impegnata a promuovere una diversa idea della vecchiaia, a sfatare luoghi comuni ancora fortemente radicati. La sfida dell’Auser è una vera e propria battaglia culturale a favore di cittadini invisibili perché non più produttivi. L’estesa fascia demografica che va dai 60 agli 80 anni non chiede solo politiche volte all’assistenza ma il riconoscimento ad una prospettiva di bene-essere, di bene stare. La politica e l’economia continuano a vedere, invece, questi cittadini solo in termini di costi economici e sociali. Bisogna rovesciare tale impostazione che affronta la questione solo in termini di emergenza e non si misura con il diritto ad un progetto di vita, personale e civilmente riconosciuto, di oltre il 22% della popolazione italiana.
All’idea degli anziani come costo si associa una rappresentazione culturale della condizione degli anziani intristita e superficiale: in realtà non siamo in presenza di una galassia indistinta ma di persone a cui corrispondono problematiche diverse, in relazione alla diversa condizione di salute, di reddito, di istruzione, di integrazione relazionale o di solitudine. Siamo in presenza di diversi mondi vitali che possono alimentare il capitale sociale del Paese. Invecchiare bene non è solo un fatto di salute, ma è anche disponibilità al cambiamento, apertura al nuovo, esercizio di autonomia progettuale e di speranza.
Per leggere l'articolo integrale (pubblicato da "volontariatooggi"), cliccare qui.
Dedicato al figlio che si cela dentro ogni nonno. E al nonno che attende dentro ogni padre.
Se riesci a mantenere la calma quando tutti
intorno a te la stanno perdendo, e te ne fanno una colpa;
Se sai aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te
tenendo però nel giusto conto i loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare,
o essendo calunniato non rispondere con calunnie,
o essendo odiato, non dare spazio all'odio,
senza tuttavia sembrare troppo buono
nè parlare troppo saggio;
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se riesci a pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;
"Se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta
e trattare questi due impostori allo stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto
distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui;
o vedere le cose, per le quali hai dedicato la vita, distrutte,
e umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;
Se sai fare un'unica pila delle tue vittorie,
e rischiarla in un sol colpo a testa o croce,
e perdere, e ricominciare di nuovo dall'inizio
senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso;
Se riesci a costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi
a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più,
e così resistere quando in te non c'è più nulla
tranne la Volontà che dice loro: "Resistete!";
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà,
o passeggiare con i re senza perdere il comportamento normale;
Se non possono ferirti nè i nemici nè gli amici troppo premurosi;
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l'inesorabile minuto
dando valore a ogni istante che passa;
tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa,
e - quel che più conta - tu sarai un Uomo, figlio mio!
"Se", di Rudyard Kipling
Come si diventa dei grandi vecchi?
"Adottando uno stile di vita corretto", dice la dottoressa Alessandra Graziottin, specialista in ginecologia-ostetricia e oncologia, psicoterapeuta in sessuologia e direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica del San Raffaele Resnati di Milano.
Come fare per invecchiare nel modo migliore possibile? Come diventare dei grandi vecchi? Adottando uno stile di vita che ci consenta di vivere bene. “L’obiettivo – dice la dottoressa – è quello di porsi non tanto un’aspettativa di vita quanto un’aspettativa di salute, cercando di mantenere il più a lungo possibile la lucidità mentale, l’autonomia di movimento, l’integrità della competenza sfinterica, e prevenendo i tumori. Rita Levi Montalcini rappresenta un modello di invecchiamento straordinario”.
Per ottenere questi risultati ci vuole un impegno individuale, familiare e sociale, che deve iniziare da quando siamo piccini. C’è un primo principio da rispettare, il principio di responsabilità, per il quale si deve educare a rispondere di sé e delle proprie azioni. Al principio di responsabilità, si affianca il principio di realtà: “Non siamo onnipotenti, ci sono dei limiti. Non si può avere tutto e subito ma si possono conquistare piccole felicità quotidiane con le nostre forze. Negoziare l’attesa è essenziale”.
Per essere dei grandi vecchi occorre, inoltre, fare sport, o movimento fisico. Sempre. “Siamo animali, esistiamo nel movimento – dice Graziottin – le nostri emozioni più forti si esprimono a livello motorio, sia le emozioni appetitive, del desiderio (per il cibo, sessuale o esistenziale), sia la tensione che, se accumulata in eccesso, porta all’iperattività. Un eccesso di stress o tensione non liberata nel movimento fisico, provoca un aumento di adrenalina e di cortisolo, causa di ipertensione e di abbassamento delle difese immunitarie”.
C’è un altro tipo di emozione sulla quale bisogna soffermarsi, quella fornita dalla lettura, dal dialogo e dall’ascolto. “Leggere significa regalarsi un tempo di qualità. La cultura è fondamentale per allenare l’intelligenza, la curiosità ed evitare la solitudine” spiega Alessandra Graziottin.
“Nel momento in cui tutti questi fattori vengono presi in considerazione si raggiunge un equilibrio affettivo che porta anche ad avere un rapporto sano e funzionale con il cibo: mangiamo perchè abbiamo fame e non per compensare qualcosa che ci manca. Il cibo può essere un surrogato come lo sono le droghe e l’alcol - dice la dottoressa. – Adottando uno stile di vita corretto diminuiranno anche i disturbi d’ansia”.
Altro ingrediente da non sottovalutare per invecchiare al meglio è il sonno. “Assistiamo ad un allungamento progressivo delle ore di lavoro. Oggi dormiamo un’ora in meno rispetto a un secolo fa - precisa la dottoressa. – Il prezzo in salute è pesantissimo”. La riduzione delle ore di recupero, infatti, porta tensione, irritabilità, aggressività, stanchezza, depressione e sindrome premestruale da paura. Oltretutto, è il sonno che regola il rapporto con il cibo: quando dormiamo poco aumenta l’appetito per i cibi grassi e per gli zuccheri. Afferma Alessandra Graziotti: “Il sonno è un alleato della nostra salute ed è un grande custode della nostra memoria e della nostra identità. Ridurre il sonno significa anche ridurre le fasi di sonno con sogni. Per proteggere la memoria bisogna proteggere il sonno”. Seppur nemmeno lei vi riesca, l’ideale, dichiara la professoressa, è dormire otto ore per notte. “Dormire non è un lusso né una perdita di tempo. E’ conquistare la qualità di vita”.
Dulcis in fundo: per uno stile di vita sano è necessario il divertimento. “E’ innato in noi il piacere del ritmo e della musica – conclude Alessandra Graziottin. - Ballare, cantare o suonare uno strumento ci aiuta a vivere meglio. A tutte le età”.
Articolo a firma di Cinzia Agrizzi, riportato (in sintesi e con modifiche) da www.oggitreviso.it.
Arriva il freddo. Ecco come difendersi.
L'inverno è alle porte e le temperature iniziano ad abbassarsi. Per questo motivo è bene prendere piccole precauzioni per evitare raffreddore, tosse, febbre e altri malanni di stagione. L'alimentazione, troppe volte sottovalutata, può giocare un ruolo importante: deve essere equilibrata, con un consumo quotidiano di frutta, verdura e legumi di stagione. E' poi importante bere molta l'acqua e mangiare la giusta quantità di carne e pesce: questi alimenti, infatti, garantiscono il giusto apporto di proteine, che ci forniscono calore ed energia. Il raffreddore, ad esempio, può essere tenuto a bada con l'assunzione, una o due volte al giorno, di una spremuta di agrumi ricca di vitamina C, addolcita con un cucchiaio di miele che calma le irritazioni della gola.
Fonte e approfondimenti: www.intrage.it
Splendide sessantenni!

Questo articolo, a firma di Fiamma Nirenstein, è stato pubblicato da Il Giornale (17/x).
Questo articolo è dedicato agli uomini e alle donne che hanno 50 o anche 60 anni e che si sentono assediati o imbarazzati dal corrente atteggiamento verso la donna sopra i cinquanta. La quale peraltro in genere è oggi piena di vita, attraente, sexy come mai nella storia; a scrivere mi spinge il film con Meryl Streep Mamma mia, di cui certo non mi saprei occupare professionalmente.
Mamma mia è suggestivo e influente come i grandi musical, come Hair, Cats, Jesus Christ Superstar, Cabaret; vederlo al cinema è un incanto per la bravura degli attori nella recitazione e nell’imperfezione della performance nelle supercanzoni degli Abba. Il film è un’americanata, troppo lieve, colorato e allegro per essere significativo? Ma per favore: l’America dello spettacolo leggero, con la musica e le trame apparentemente semplici, è madre di una complessità iconografica e psicologica (basta pensare ai volumi scritti su Via col vento) che l’Europa ha molta difficoltà, saccente com’è, a riconoscere.
Mamma mia è un film che va contro corrente su cose serie. Prima le osservazioni più semplici e poi, con cautela, le spine. Sullo sfondo caricato di ironica grecità troppo azzurra e verde, dell’Isola di Kalocairi, corre veloce ma senza ritmi ossessivi la storia di Donna Sheridan, matura e bellissima «ragazza madre», e di sua figlia Amanda (Sophie Sheridan), giovane promessa sposa che cerca di scoprire, invitandoli tutti alle sue nozze, chi sia suo padre fra tre possibili candidati. Il film salta, balla, canta, è pieno di stunt e di giravolte pericolose. I personaggi, disegnati sempre sorridendo, sono stabili e responsabili e non per questo meno bizzarri: le due amiche di Donna, la lunga e secca Tanya, maniaca delle creme di bellezza, la cicciotta Rosie, che dell’aspetto fisico se ne frega; i tre maschi pigri rispetto ai sentimenti, confusi sul passato e sul presente, rispettabili nella ricerca simbolica del ruolo paterno; i giovani, a partire dai promessi sposi ventenni, non sono trascinati nel sesso, nella droga, nella violenza, nel fumo del niente... vivono la libertà senza ideologismi e stando un po’ in pena.
Il sesso è il grande dilemma, il tema rivelatore del secolo. Lo sanno bene i figli dei fiori, liberati, divorziati, spontanei, soprattutto confusi. Donna, ohibò, è stata con tre ragazzi all’epoca dei figli dei fiori in un giro di tempo molto breve, come accadeva. Ma nel film, attenzione, l’allusione al sesso è pudica. Il sesso c’è, è nei ricordi, è nella vita, è una cosa naturale, viene lodato, fa ridere, fa piangere, ma non viene raffigurato come un idolo. Donna e la memoria vivente della rivoluzione sessuale non a caso è Meryl Streep, attrice femminista per eccellenza.
E veniamo al punto che è qui ultimo ma solo perché per arrivarci dobbiamo respirare profondamente: Meryl Streep, nata nel New Jersey nel ’49, ha 60 anni, e le sue amiche, nel film, forse qualcuno di più. Ma i protagonisti maschi, anche loro molto attraenti e vitali, infilati nel film in una torma di fanciulle ventenni, sono innamorati o implicati sentimentalmente solo con le loro coetanee. Sam (Pierce Brosman) sposa Donna, Bill si accompagna con Rosie. I due non guardano le ragazze se non con occhio paterno e affettuoso.
Ma oggi viviamo, lo voglio dire brutalmente, un periodo in cui molte mogli e compagne cinquantenni e sessantenni vengono abbandonate, o trascurate, o guardate con commiserante condiscendenza mentre il maschio in età avanzata trasporta la sua attenzione, i suoi commenti, a volte la sua intera vita, verso giovani donne. Il fenomeno è di massa, riconosciamolo, ed è la più crudele fra le molte reazioni al femminismo. È una rivoluzione che il cinquanta-sessantenne si volga avidamente, a livelli diversi, verso le ragazzine. La letteratura riporta una così aperta attitudine solo in società in cui le donne siano costrette a accettare delle prepotenze, le giovani nella tradizione classica si concedono ai vecchi solo quando sono obbligate. Nella vita democratica il rapporto d’amore è consegnato alla pluralità dei motivi di un rapporto, come tutto in democrazia: la consuetudine, il rispetto, l’interesse comune e oggi, per fortuna, anche la crescente capacità della donna di essere fantastica e attraente per sempre, come Meryl Streep dovrebbero dettare l’agenda. Attenzione, non parlo di un piccolo fenomeno: l’esperienza dice che la ferita, l’offesa per questa inaspettata svolta, per questo comportamento inaccettabile che un tempo era degli imperatori e dei don Rodrigo (e le famiglie nascondevano le figlie) oltraggia le donne oltremisura. Una seconda ondata di femminismo potrebbe partire da qui, mamma mia!
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=298689&START=1&2col=
Elogio all'imperfezione.
Questo articolo, a firma di Bettina Rheims (una fotografa straordinaria, che ha immortalato la bellezza di donne bellissime, vip e non, degli ultimi trent'anni) è pubblicato sullo speciale bellezza del Corriere della Sera).
Aveva poco meno di vent’anni, Monica Bellucci, quando la incontrai per la prima volta. Non era ancora famosa, faceva la modella e la sua carriera di attrice era all’inizio. Mi colpì molto. La sua non era semplice bellezza, era qualcosa di più: Monica era (ed è tuttora) una donna generosa, aperta agli altri. Credo che la bellezza sia questo: vivere al di fuori di se stessi, entrare in comunicazione con l’altro da sé, avere la capacità di darsi. È solo così che un bel volto smette di essere solo un bel volto e diventa qualcosa di universale.
Nella mia lunga carriera di artista ho fotografato centinaia di donne. La bellezza femminile ancora oggi mi incuriosisce proprio per la sua complessità. E ad attrarmi è soprattutto l’imperfezione: è la «mancanza» che ci attira. È la lacuna che ci richiama a sé, lasciando il vuoto necessario affinché entri «l’altro». La bellezza, per esistere, ha bisogno di fantasia. Perciò, a distanza di secoli, la Gioconda continua a far impazzire il mondo. Ecco perché, secondo me, oggi possiamo considerare Kate Moss come massima espressione della bellezza. È una bellezza imperfetta perché viviamo in un mondo imperfetto.
O, meglio, difficile: non è facile oggi per i giovani vivere, lavorare, amare. E la bellezza diafana e fragile di questa donna rappresenta il mondo attuale. La fragilità e la complessità: Kate impersona le contraddizioni di cui tutti, oggi, siamo intimamente consapevoli. Trent’anni fa avevamo Catherine Deneuve: elegante, sofisticata, emblema di un mondo più accomodante per i giovani capaci e di belle speranze.
Ma le icone cambiano, i simboli si adeguano. Ci sono donne che riescono ad invecchiare senza risentimento e restano belle per tutta la vita. Altre che, invece, si vedono sfiorire, consumate dalle disillusioni. Credo che amare la vita, continuare ad avere fiducia, ci mantenga belli. L’ambizione a rimanere sempre giovani non ci preserva, anzi, ci erode.
Ci sono donne che vivono stagioni di massimo splendore. Ricordo che incontrai Sharon Stone all’epoca di Basic Istinct e, con la consumata esperienza di chi ha fatto della bellezza una professione, posso dire che lei è stata (in quel momento) la donna più bella che io avessi mai visto. Sharon splendeva, letteralmente. Riluceva di un calore impercettibile, che non è solo fascino: è consapevolezza, è intelligenza. È il saper cogliere il momento: in ognuna di noi ci sono delle stagioni propizie. Riconoscerle è un’arte.
Fonte: www.corriere.it/cronache/08_novembre_03/
Un italiano su due vuole mollare tutto e fuggire... ma non da solo
Il 50% degli italiani vuole "mollare tutto" e fuggire via, lontano dall’Italia, per inseguire i propri sogni. E in testa alla classifica dei desideri c’è la voglia di trasformarsi in scrittore o esploratore, viaggiare in luoghi da mito, meglio se lontano dallo strapotere della tecnologia. Basta insomma con le code in automobile, con i negozi sovraffollati, con la perpetua fretta per non arrivare in ritardo in ufficio e con i viaggi su autobus e metropolitane stipati come sardine. Insomma, meglio stare alla larga dall’Italia, in un luogo più tranquillo e a misura d’uomo, magari a contatto con la natura, in primo luogo con il sole e il mare.
E' questa a fotografia dei nostri connazionali, scattata da una ricerca condotta su 560 lavoratori italiani di ambo i sessi, di età, tra i 25 e i 64 anni, condotta del canale satellitare "Marcopolo".
Gli Italiani, insomma, vorrebbero cambiare vita. La delusione e l’insoddisfazione non riguardano però tutti gli aspetti dell’esistenza: gli italiani non puntano a una fuga solitaria: solo il 4% è disposto a tagliare i ponti con tutto e a partire da solo. Il 55% vorrebbe avere con sé la propria famiglia (non solo il partner, ma anche genitori, fratelli o figli), mentre il 6% è pronto a portare con sé il proprio animale da compagnia. La famiglia, quindi, si conferma oasi di pace e di serenità, da non abbandonare mai, ma anzi da curare con attenzione per garantirle una vita migliore. Tra le mete preferite per questa fuga verso una nuova esistenza sono in pole position i luoghi esotici e i paradisi tropicali.
E oltre ad essere lontani da tutto, gli Italiani vorrebbero inseguire i loro sogni: il 25% vorrebbe trasformarsi in scrittore, o in esploratore (14%), ma c’è anche chi preferisce attività più prosaiche come la ristorazione (21%), il bagnino, per stare sempre in contatto con il sole, il mare, le bellezze (16%), o l’albergatore (15%).
Fonte:Tgcom.it
Foto: www.flickr.com/photos/mashafeeg/2104511179/
Tutelarsi per il futuro è un modo per vivere meglio. Il testamento biologico.
Cosa è il testamento biologico?
E' un documento, sottoscritto da una persona senza compromissioni cognitive e in presenza di testimoni, per garantire il rispetto della propria volonta' in materia di trattamento medico (somministrazione di farmaci, sostentamento vitale, rianimazione, etc.) anche qualora non si fosse più in grado di comunicarla. Benché la legge italiana non riconosca la validità dei testamenti biologici, si sono verificati casi in cui il magistrato ha deliberato che dovessero essere rispettate le volontà espresse da una persona quando ancora era in grado di decidere per la propria vita.
Cosa bisogna fare e come?
Diverse associazioni hanno elaborato un proprio modello di testamento biologico: citiamo, tra le più autorevoli, la Biocard promossa dalla Consulta di Bioetica e lo schema di testamento biologico diffuso dall’associazione Libera Uscita. Il modulo elaborato dalla Fondazione Veronesi ha ricevuto il 28 aprile 2006 l’approvazione del Consiglio Nazionale Forense.
Il Consiglio Nazionale del Notariato, con delibera del 23/6/2006 ha dato indicazioni alla categoria per la ricezione di testamenti biologici, ha attivato a spese proprie un Registro per la conservazione dei testamenti biologici e ha dato incarico ai Consigli Distrettuali di predisporre elenchi di notai disponibili a riceverli. Rispetto ai moduli fai-da-te, i testamenti biologici sottoscritti davanti al notaio hanno il valore aggiunto della certezza della provenienza certificata. Ogni cittadino può dunque telefonare al Consiglio Notarile della propria città per sapere quali sono i notai disponibili, e sceglierne uno.
Per ulteriori informazioni, cliccare qui.
Per scaricare il volume integrale sul testamento biologico della Fondazione Umberto Veronesi, cliccare qui.
Per scaricare il modulo, cliccare qui.
Il tempo non fa paura: ecco come invecchiare bene
«Ottanta, novanta, cento... non voglio raggiungere l’eternità attraverso le mie opere, voglio raggiungerla non morendo». Saggio di un Woody Allen, che ha saputo riassumere così bene il sogno di tutti noi. Sogno che si sta avvicinando sempre più, se è vero che l’aspettativa di vita per chi nasce oggi, suggerisce la scienza, è di 103 anni; 120 secondo quanto scritto nel nostro Dna. La strada per rallentare, e casomai invertire, i processi di invecchiamento è aperta. Complice la ricerca. Ma molto possiamo già fare noi: basta dare una mano ai geni. La longevità è un viaggio dove conta come pensiamo, ci nutriamo, reagiamo allo stress, affrontiamo il lavoro, investiamo nella vita affettiva, nella spiritualità. Piaccia o no, dicono ricercatori americani, è un progetto lungo quanto la vita.
L'importanza di tenere le cellule lontane dalla malattie degenerative
Per chi vuole ripercorrere le orme di personaggi come i Nobel Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini o come Umberto Veronesi, «esempi di entusiasmo e vitalità», lo strumento è la disciplina anti-aging (letteralmente anti-invecchiamento): si tratta di mantenere il più a lungo possibile la giovinezza delle nostre cellule per evitare e prevenire le malattie degenerative dell’invecchiamento. Come? Grazie a cibi «funzionali» arricchiti di acidi grassi Omega 3, vitamine, probiotici, sostanze come il licopene dei pomodori, il resveratrolo del vino rosso, la curcuma. Indicazioni valide per tutti, anche se la moderna medicina anti-aging punta più in là, ovvero ad usare il profilo genetico di ciascuno per ricavarne consigli personalizzati. Magari partendo da un esame del sangue.
La florabatterica intestinale va tenuta in perfetto ordine
Ma quali sono le armi che abbiamo più a portata di mano per «spostare indietro le lancette dell’orologio biologico» allungando il periodo che gli americani definiscono di «healthy longevity», ovvero «longevità in salute»? L’organo dove tutto si decide - spiegano gli esperti - è l’intestino. Uno dei primi ad accorgersi del nesso tra flora batterica e longevità fu il biologo russo Elia Metchnikoff. Già nel 1907, nei suoi studi condotti all’Università di Messina, capì che i bulgari arrivavano ai 90 anni, superando spesso i 100, proprio perché mangiavano tanto yogurt. E all’inizio del 2000 la ricerca gli ha dato ragione: si è infatti scoperto che la flora batterica dell’anziano cambia, arricchendosi di alcuni microbi, ma impoverendosi di utilissimi bifidobatteri.
Gli alimenti che aiutano: dallo yogurt al tè verde per arrivare al vino rosso
A partire dallo yogurt, che non deve mai mancare nella dieta, la vita si allunga a tavola. I ricercatori dell’Istituto di Scienze neurologiche del Cnr di Catania, in collaborazione con il Rockefeller Neuroscience Institute di Washington, hanno per esempio individuato un efficace «scudo» anti-Alzheimer e Parkinson nel pigmento (curcumino) che colora di giallo il curry indiano. Confermato dagli studi anche il famoso «paradosso francese»: un consumo moderato di alcolici, specie di vino rosso, protegge infatti cuore e arterie grazie agli anti-ossidanti che contiene. E poi c’è il tè verde: vista l’alta concentrazione di flavonoidi, sono sufficienti due tazze al giorno per ridurre il rischio di aterosclerosi, questo grazie al fatto che il tè verde ostacola il deposito di colesterolo. Anche i radicali liberi, causa dell’invecchiamento dell’organismo e soprattutto della pelle, possono essere combattuti attraverso le sostanze antiossidanti contenute nella bevanda.
Altra regola: non rinunciare mai al movimento
Se il cibo ci cura, altrettanto fa il movimento. E nonostante i venti di recessione, la buona notizia è che gli italiani e le italiane alla bellezza e alla salute non rinunciano. Fitness, beauty farm, e terme, in altre parole lo stare in forma, non conoscono per ora grande crisi, e anzi, quando manca la sicurezza sul futuro sembra che aumenti l’esigenza fisiologica di prendersi cura della propria persona. Lo stesso vale per la palestra, dove le iscrizioni ai corsi di Pilates e spinning, ad esempio, non hanno subito particolari flessioni. Insomma, quando il futuro è incerto, vale coccolarsi di più. E un pezzetto di cioccolato nero può far miracoli.
Riportato integralmente da: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/Benessere/grubrica.asp?ID_blog=26&ID_articolo=413&ID_sezione=33&sezione=Salute (a firma Claudia Ferrero)
Capitano, mio capitano.
In ogni uomo si nasconde un bambino dai cinque agli otto anni, l'età delle ingenuità morenti.
E' questo bambino nascosto che bisogna vedere con gli occhi della mente in quell'uomo che incute timore, un tipo rude, sopracciglia folte, baffo spesso e sguardo greve - un Capitano.
Anche lui ha dentro di sé, appena sotto la superficie, il ragazzino tontolone o discolo, che l'età ha trasformato in questo mostro, in questo potente.
Fonte: Paul Valéry, Cattivi Pensieri, Adelphi
Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/jcsuperstar60/2569634355/)
Com'è difficile essere se stessi...
Principio di similitudine.
Il più bello tra gli angeli volle farsi simile a Dio.
Gli uomini hanno voluto farsi simili agli Dei.
Dio si è fatto uomo.
Consiglia agli uomini di farsi simili ai bambini.
Così, nessuno sfugge all'imitazione.
Paul Valéry, Cattivi pensieri, Adelphi
Godiamoci la vita, adesso!
I nuovi vecchi sono appena nati. In Inghilterra li chiamano senior citizen, e non è una parola pietosa ma una nuova per una classe emergente, antropologicamente innovativa, molto numerosa ma poco visibile. In Italia Giampaolo Fabris, nell´ultimo saggio Franco Angeli ´Il nuovo consumatore verso il post moderno´, li descrive così: "La popolazione over 65 è la realtà emergente, frammentata in due categorie: i ´non vecchi´ e i ´vecchi attivi´. Moderni sotto tutti i punti di vista, hanno interessi e desideri, non vivono col culto del risparmio degli anziani veri, anzi vogliono, come indennizzo dei sacrifici compiuti, godersi la vita".
Le coppie di ´nuovi vecchi´ in America, quando hanno un ottimo reddito e una buona istruzione, li chiamano ´woff´ (well-old older folks); ma se i senior non sono più anziani e anche Ciampi ci pare un distinto signore e non un vecchietto, è anche perché, tempra di presidente a parte, tutta la società è diventata più giovane, all´insegna del ´vietato invecchiare´. "Oggi l´età non conta più molto, la popolazione viene censita in base al profilo psicologico, ai comportamenti, a quanti giornali si leggono, cosa si compra, quando si va in vacanza. Più che l´età, e anche più del reddito, contano gli stili di vita", spiega Annamaria Testa, memoria storica della pubblicità italiana. I desideri non hanno età, ma i numeri parlano chiaro: il mondo invecchia, ma la politica se ne infischia e non sempre il mercato se ne accorge. Eppure, incastrata tra il tasso demografico e quello pensionistico, la generazione dei baby boomers - i nati nel secondo dopoguerra, che tra tre anni supereranno i 65 anni senza intenzione di pensionarsi - potrebbe rivelarsi presto il più ghiotto segmento di mercato delle società ad alto consumo. Quello che per la Comunità Europea alle prese con i conti pensionistici è un problema, per il mercato è insomma un´opportunità tutta da cogliere. E la ragione è la medesima: "I baby boomers sono tanti", spiega Domenico Repetto, ricercatore dell´Eurispes. "Pasolini la chiamava ´la generazione eccedente´, quella nata con lo scoppio della pace e infoltita dall´eccesso di matrimoni e dalla scoperta degli antibiotici". Rovescio della medaglia: per tutti questi ´giovani per sempre´ il momento della pensione continua ad allontanarsi. "E un conto è convincerli che sono ancora così giovani da andare in vacanza alle Maldive, un altro costringerli a continuare lavorare dopo 35 anni di contributi", commenta Repetto.
In Europa, dove l´urto di questa carica di pensionati è stato previsto, i governi sponsorizzano programmi di riconversione dei saperi, di aggiornamento professionale, organizzazione di una socialità attiva, crociere ma anche impegno sociale, per chi non vuole, e non deve, invecchiare.
Ma le società si comportano in modo contraddittorio nei confronti degli ex cinquantenni, ora splendidi sessantenni, presto arzilli settantenni. Nonostante continuino a desiderare e a consumare, non sono ancora una priorità per l´industria. Si interroga la consulente Joanna L. Krotz, nell´ultimo numero di Bcentral: ´I boomers hanno perso marketing sex appeal?´. Eppure i numeri ci sono: negli Usa, per esempio, gli americani senior sono oltre 76 milioni, e addirittura il numero dei centenari nel mondo è raddoppiato negli ultimi dieci anni. Una rivoluzione sociale, una massa critica socialmente ed economicamente attiva. Che può spendere, e lo fa, con ritrovato edonismo. Che compra viaggi, libri, golf di cachemire, servizi finanziari, regali per i figli. A dispetto del fatto che i responsabili marketing sono ancora presi dalla sindrome ´cool & young´ e concentrano tutti i loro sforzi (prodotti ma anche comunicazione), sui segmenti più giovani. "È vero", commenta Assunta Squitieri, pubblicitaria della McCann, "si è portati a credere che una persona di sessanta anni abbia già esaurito la sua capacità di spesa ma soprattutto di scelta. Vale a dire che abbia già costruito la sua identità, come la sua vita: perciò ha certamente bisogno di meno cose. Ma non è detto che non sia curioso di cambiare. Sean Connery è in fondo un anziano ragazzino, però lo hanno chiamato come testimonial di una società di investimenti".
Gli splendidi sessantenni hanno il piacere di spendere e sperimentare. Internet, la più giovanilistica e complicata delle rivoluzioni, ne è un esempio: in America oltre l´80 per cento delle persone che navigano ha più di cinquanta anni. Certo, naviga più lentamente e su Google cerca più spesso notizie mediche che software da acquistare; previsioni meteo piuttosto che mp3: però compra viaggi, segue le breaking news e per oltre il 55 per cento usa la posta elettronica con la stessa passione, se non frequenza, dei ragazzi. Lo sa bene la AB Group, francese, che ha lanciato una televisione over 50: molta nostalgia, molti viaggi e tanta informazione non ansiogena. Colonna sonora? Naturalmente i Beatles.
Da L'Espresso, "Godiamoci la vita, adesso" di Carlotta Mismetti Capua
Foto: courtesy of flickr (www.flickr.com/photos/smichaels/2867496580/in/pool-541480@N24)
Forza, non dimentichiamo che c'è ancora tanto da fare!
Si tratta di uno spot pubblicitario realizzato da www.citymeals.org, un'associazione no-profit di New York che si occupa di assicurare cibo e riparo agli anziani indigenti.
Il testo, per chi non parla inglese, è questo:
"Ci sono 86.400 secondi nella sua giornata.
Questi sono solo 30 di quelli.
Aiuta citymeal-on-wheels a far sì che gli anziani
indigenti di New York non siano lasciati
senza cibo e soli"
La forza di carattere.
L’invecchiamento è diventato la paura maggiore di tutta una generazione. Ciò che noi temiamo individualmente la società lo predice demograficamente. Somme immense vengono spese per estirpare le cause dell’invecchiamento e per ritardarne l’arrivo. Ciò nonostante, la vecchiaia avanza con il passo regolare della statistica. I prossimi decenni saranno sempre più dominati dalla popolazione anziana. Non sappiamo se il ventunesimo secolo sarà rinverdito o meno dalla consapevolezza ecologica, ma di sicuro sarà ingrigito da una popolazione sempre più vecchia. Le nazioni sviluppate stanno invecchiando rapidissimamente; alcune, con l’estendersi della longevità, non riescono neppure a compensare le morti con le nascite. L’imperitura lotta di classe tra ricchi e poveri diventerà, nel nuovo secolo, una lotta tra Vecchi e Giovani.Nel suo stupendo libro, America the Wise, Theodore Roszak attende con gioia il trionfo dei vecchi. Il semplice fatto che siano così numerosi potrebbe rivoluzionare la società, aiutandola a passare dal nostro predatorio capitalismo e dallo sfruttamento ambientale a quella che Roszak definisce “la sopravvivenza del più mite”. La sempre crescente percentuale di anziani nella popolazione fa pendere la bilancia in favore di valori che, secondo Roszak, stanno a cuore agli anziani: l’alleviamento delle sofferenze, la nonviolenza, la giustizia, l’accudimento e la conservazione della salute e della bellezza del pianeta”.
Ciascuno di noi può contribuire a promuovere la visione di Roszak: innanzitutto esorcizzando l’idea morbosa di vecchiaia che mantiene i cittadini anziani paralizzati nella depressione, immeschiniti dalla rabbia e alienati dalla loro vocazione di antenati; in secondo luogo, ripristinando l’idea di carattere, che rafforza la fede nell’unicità dell’individuo come forza strumentale capace di influire su ciò che ciascuno apporta al pianeta.
L’indagine approfondita del carattere che possiamo condurre invecchiando ci porta in una terra inesplorata. Le mappe correnti della vecchiaia, che non tengono conto del carattere, sono piene di dati oggettivi ma piatte, senza vette di ispirazione e profondità di anima; mentre gli scritti sul carattere si presentano non tanto come guide alle miniere e alle sorgenti della natura umana, quanto come manuali per educare, e reprimere,i giovani. Benché i moralisti cerchino di cooptarne l’idea nei loro programmi, prima che morale la forza del carattere è naturale. Prima di essere sottoposto alla disciplina morale, il carattere va indagato come idea.
Da: James Hillman, La forza del carattere, Adelphi, 2000.
Foto: courtesy of Flickr (mano: http://www.flickr.com/photos/dlsimages/2252098845/; nonna Potter: http://www.flickr.com/photos/blackwize/2073983350/
A proposito di cattivi momenti...

I cattivi momenti sono fatti per apprendere certe cose che gli altri momenti non mostrano.
Cattivi, in senso assoluto e oggettivo, sono i momenti in cui non vi è nulla da afferrare, in cui non è possibile afferrare niente che si possa portare con sé nel cielo della mente.
...Di questi momenti, alcuni passano per buoni agli occhi della gente comune.
Paul Valéry, Cattivi pensieri, Adelphi, 2006
Foto: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/nickyseyeview/2443363629/)
Ottant'anni e non sentirseli (e non mostrarli)
Ottant’anni e non sentirseli. Avete capito bene: Ray Moon, il signore tutto bicipiti e olio abbronzante al centro della foto, tra poco spegnerà le sue “prime” 80 candeline.
Ma questo non gli ha impedito di partecipare ai campionati di bodybuilding di Melbourne (in Australia), dove ha stravinto nella categoria “over 60”.
Di certo non è un tipo che si arrende facilmente: prima di iniziare il faticoso allenamento – cinque giorni di palestra alla settimana e una dieta iperproteica – che l’ha portato alla vittoria, Ray ne ha passate di tutti i colori. La poliomelite, un intervento a cuore aperto, problemi alla prostata e persino un tracollo finanziario.
Ma a vederlo mentre mostra i muscoli, si direbbe si sia ripreso perfettamente!
Foto e articoli riportati da www.focus.it, 6 ottobre 2008


