"Il trascorrere del tempo non dovrebbe essere quindi considerato in se stesso come il nemico della speranza, poiché la vita è quella che ciascuno di noi si costruisce. La perdita di alcuni, ma certamente non di tutti i nostri attributi socialmente ed economicamente significativi, che comincia ad avvertirsi poco dopo i vent’anni e continua ad un ritmo estremamente graduale fino a quando si superano i settanta o gli ottanta, non conosce alcun episodio di declino improvviso o catastrofico né nelle prime fasi del processo né in quelle più tarde, quanto meno fino all’episodio finale. “Monotonico” è il termine usato per descrivere tale processo: si tratta cioè di un movimento che – qualunque sia l’intervallo, anche minimo, che viene considerato – appare sempre discendente, mai ascendente, e pertanto perfettamente consono a quella che è la più notevole caratteristica della personalità umana, vale a dire la capacità strategica di adattamento nel tempo.
L’età è una sfortuna, né più né meno inevitabile delle altre sfortune della vita che Machiavelli aveva in mente nel suo famoso capitolo del Principe intitolato Quanto possa nelle umane cose la Fortuna, e in che modo se gli possa obstare: “la fortuna è donna” scrive Machiavelli, con la sua caratteristica fallocratica misoginia “ed è necessario, volendola tenere sotto, batterla e urtarla”.
Peter Laslett, Una nuova mappa della vita. L’emergere della terza età, Il Mulino Universale Paperbacks 1992
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La vita, una partita a dadi o un cantiere sempre aperto?
Chi ha fede deve esser attivo e fecondo, fino all'ultimo respiro.
Giovanni Paolo II nell'enciclica Cristol fidels Laici ha scritto: 
“Voi anziani non dovete sentirvi elementi passivi di un modo in eccesso di movimento, ma soggetti attivi di un periodo umanamente e spiritualmente fecondo dell’esistenza umana.
Avete ancora una missione da compiere, un contributo da dare. Secondo il progetto divino ogni essere umano è una vita in crescita, dalla pura scintilla dell’esistenza fino all’ultimo respiro”.
Queste sono parole coerentemente in linea con quelle che Karol Wojtiya aveva pronunciato il 22 ottobre 1978, in occasione dell'omelia per l'inizio del suo Pontificato:
(...) Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna. (...)
Trova il tempo.
Trova il tempo di pensare
Trova il tempo di pregare
Trova il tempo di ridere
È la fonte del potere
È il più grande potere sulla Terra
È la musica dell’anima.Trova il tempo per giocare
Trova il tempo per amare ed essere amato
Trova il tempo di dare
È il segreto dell’eterna giovinezza
È il privilegio dato da Dio
La giornata è troppo corta per essere egoisti.
Trova il tempo di leggere
Trova il tempo di essere amico
Trova il tempo di lavorare
E’ la fonte della saggezza
E’ la strada della felicità
E’ il prezzo del successo.
Trova il tempo di fare la carità
E’ la chiave del Paradiso.
Poesia di Madre Teresa incisa sul muro della Casa dei Bambini di Calcutta
Foto in alto: Ashley S. Goodwin (Flickr)
Foto in basso: *Rx* (flickr)
Scoprire la primavera in autunno.
Pablo Neruda ha scritto che "Nascere non basta. E' per rinascere che siamo nati. Ogni giorno".
Innamorarsi della vita (e forse anche un po' di sé) è un lavoro che richiede tanta fatica, a volta tutta una vita. Chi ci riesce, può scoprire che la vita è un'avventura sempre imprevedibile, con potenziali sorprese quando meno te le aspetti. E la più grande meraviglia è la primavera a novembre, nel cuore dell'autunno. Dedicate a tutte le donne che hanno il coraggio di rinascere le parole di Jack Folla.
Omeopatia ed invecchiamento
Racconta una storia indiana che nei tempi antichi alcuni invasori seppero che c'era una sorgente la cui acqua se bevuta, dava l'immortalità. Dopo molte ricerche furono guidati da un anziano eremita in un posto nascosto. Arrivati lì, mentre stavano per bere l'acqua una voce flebile li invitò a fermarsi. Essa veniva da un uomo molto vecchio e quando gli chiesero la ragione del suo avvertimento egli disse: “guardatemi, son infermo e soffro gli effetti della vecchiaia, ma poiché ho bevuto da questa sorgente e ho acquistato l'immortalità, la morte pietosa non può sollevarmi dalle mie sofferenze. Li guidò ad un altro posto dove c'era una pianta, che aveva il potere di mantenere sempre giovani. Quando raggiunsero quel luogo sentirono un'altra voce che li metteva in guardia. Questa veniva da alcune persone che avevano mangiato della pianta ed ora non ne potevano più della turbolenza e delle lotte della gioventù.
La morale è evidente: ogni fase della vita ha i suoi aspetti positivi e negativi ed è una benedizione che ciascuna di esse non sia eterna. L'uomo deve sviluppare una filosofia che lo aiuti ad accettare di buon grado i cambiamenti che avvengono col passare del tempo, cosicché, come matura negli anni, possa anche maturare nel suo profondo.
In questo modo egli potrà incarnare l'idea di Hahnemann che la vita dell'uomo sia consacrata ai “più alti scopi della sua esistenza”.
Oggi il tema della geriatria e della gerontologia viene studiato con molti mezzi e con utili iniziative che stimolano l'anziano a desiderare il piacere sereno di vivere la vita.
L'omeopatia ha un ruolo molto importante nella tematica della geriatria e al pessimismo senza speranza che dice” se il vecchio potesse e il giovane sapesse” essa contrappone convinta una realtà di possibile, costante, realizzazione espressa dal bellissimo pensiero di J.A. Garfield: “ se le rughe devono essere scritte sulla nostra fronte, non lasciamo che siano scritte sul cuore”. Lo spirito non può invecchiare e come nel pensiero di Sir R.Steel, “un vecchio sano che non sia sciocco è la più felice creatura vivente”.
L'omeopatia hahnemanniana per il suo alto insegnamento teso alla prevenzione, analizzata nello studio dinamico della singola persona umana, può garantire con certezza che l'Uomo può invecchiare senza intristirsi nella senescenza. È certo che nessun progresso in medicina ci permetterà di sfuggire alla morte attraverso la vecchiaia. Ed è persino da dubitare che si riesca a creare dei matusalemmi. Perciò, tutto quello che si può fare è garantire che sia un periodo di vita più sano. Uno studio di alcune aree del globo, dove vi è comparativamente più longevità nella popolazione, evidenzia alcuni tratti comuni. Sono popolazioni che in genere vivono in una società agricola con molta attività fisica, esenti da preoccupazioni, con svaghi, abitudini alimentari sobrie e sonno regolare. Si consuma frutta giornalmente. Tabacco e alcol sono rari, si continua a condurre una vita sessuale attiva. L'esercizio fisico è fondamentale, perché tenere in esercizio un organo rappresenta una strategia per modificare il processo d'invecchiamento.
Oggi sentiamo il corpo “arrugginirsi” piuttosto che logorarsi. Già in un rapporto delle Nazioni Unite del 1980 si evidenziava come nei paesi sviluppati, che hanno in prevalenza famiglie nucleari, gli anziani fossero diventati vulnerabili. Il loro potere e il loro prestigio sono in declino subendo un radicale cambiamento di ruolo nelle strutture economiche, sociali e familiari. I paesi altamente industrializzati, diceva il rapporto, sono orientati verso i giovani, dando risalto alla produttività, alla competizione e all'autosufficienza. La persona che non può più lavorare, produrre e provvedere ai suoi bisogni essenziali, tende ad essere relegata ai margini della società. Nei paesi in via di sviluppo, che hanno in prevalenza un sistema familiare patriarcale, il Rapporto nota che gli anziani godono ancora di alta stima, appoggio e potere sia nella famiglia che nella comunità. L'età anziana è considerata un vantaggio, ricompensata con una vita di onore, rispetto, persino riverenza da parte delle generazioni più giovani. Gli anziani ricevono sostegno economico e soddisfazione affettiva dal figli e dai nipoti. Ciò che ci interessa è l'impatto che tali cambiamenti hanno nello sviluppo dello stato di malattia.
L'omeopatia è proprio il sistema di cura che prende nota dello stato mentale, infatti vi attribuisce primaria importanza. Lo stress dato da radicali cambiamenti di situazioni come l'improvvisa perdita di reddito, perdita di prestigio e posizione in famiglia e in società, isolamento, morte del coniuge, ecc. può sfociare in disturbi affettivi, comportamentali e fisici.
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Crisi di mezz'età? Un ricordo di tempi passati.
Saranno “i migliori anni della nostra vita”: la crisi di mezza età non esiste più, d'ora in poi sarà meglio parlare di “transizione”, come sostiene Carlo Strenger, della Tel Aviv University, autore di uno studio pubblicato su Psychoanalytic Psychology, Harvard Business Review. La vita media è infatti più lunga e più intensa di 40 anni fa, quando l'espressione fu coniata dallo psicanalista canadese Elliot Jacques: dopo i 50, la consapevolezza e la realizzazione del sé sono possibilità concrete ed è stato sfatato il mito secondo cui in età matura le funzionalità cerebrali cominciano a deteriorarsi.
Il meglio deve ancora arrivare. “Gli anni più intensi – spiega Carlo Strenger, autore dello studio – sono quelli che abbiamo davanti, non quelli che siamo lasciati alle spalle”. Una vera e propria iniezione di positività, la possibilità di realizzare i propri programmi, una fase della vita fatta di consapevolezza: dopo i 50, quello che si è sempre immaginato di sé ha tutte le chances di diventare realtà. Campioni di autostima. “Considerate – prosegue Strenger – di aver potenziato tutte le vostre abilità e di essere all'apice della realizzazione del sé: siete diventati quello che avreste sempre voluto essere, in barba a quanto la società si aspettava da voi”.
Non tirarsi indietro davanti agli ostacoli. Niente paura, i cambiamenti sono spunto per l'evoluzione a qualsiasi età: tuffarsi in una nuova sfida professionale non è affatto un passo avventato, le scelte saranno mature, basate su conoscenze ed esperienze di lungo corso e non frutto dell'incoscienza giovanile, per cui le possibilità di avere successo saranno tutt'altro che remote.
In compagnia è meglio. Discutere delle proprie scelte con la propria famiglia, con amici e colleghi è un'ottima strategia per raccogliere consigli e consensi: da adulti ci si circonda di persone che si conoscono bene e delle quali si ha stima, per cui i loro supporto è sempre più sincero e utile di quello dei “compagni di avventure” dei più giovani.
Ripreso integralmente da: www.ASCA.it
Quando la colpa è dei geni...
Invecchiare bene e mantenersi giovani: dieta equilibrata e un corretto stile di vita aiutano, ma a fare la differenza sono i geni. Determinate varianti genetiche, in particolare, fanno sì che l'"invecchiamento biologico" sia 3,6 anni avanti rispetto all'"invecchiamento cronologico". È quanto sostiene un gruppo di studiosi dell'Università di Leicester e del King's College di Londra in collaborazione con l'Università di Groningen in Olanda in una ricerca pubblicata su Nature Genetics.
Tutto ha inizio, spiegano gli scienziati, dai telomeri, le sequenze di Dna che proteggono le estremità dei cromosomi: quando una cellula è sul punto di dividersi, anche le molecole di Dna vengono copiate per costituire il materiale genetico per la "nuova" cellula. Durante la duplicazione, però, può capitare che i telomeri non vengano copiati per intero: in questo caso la duplicazione dà vita a cellule con cromosomi dai telomeri più corti e, di conseguenza, "difettose", e quindi dalla vita più breve. La lunghezza dei telomeri, spiegano i ricercatori, può essere quindi considerata un marker di "invecchiamento biologico". Il team ha analizzato più di 500 mila varianti genetiche che si trovano nei pressi di un gene chiamato Terc, già noto per svolgere un ruolo importante nel mantenere la lunghezza dei telomeri: "Abbiamo trovato che le persone che trasportano specifiche varianti genetiche hanno telomeri più brevi e sembrano biologicamente più anziane - spiega Nilesh Samani, docente di Cardiologia presso l'Università di Leicester -. Data l'associazione dei telomeri più corti con le malattie legate all'età, abbiamo studiato gli individui portatori delle varianti e abbiamo scoperto che questi soggetti sono a maggior rischio di sviluppare queste patologie".
"Per i soggetti portatori delle varianti - conclude Tim Spector del King's College di Londra, coautore dello studio - l''invecchiamento biologico' è stato calcolato 3,6 anni più avanti rispetto all''invecchiamento cronologico'".
Fonte: ripreso integralmente da www.ASCA.it
Cosa ci mettiamo sulla faccia? ogni giorno, in media, 515 sostanze chimiche...
Quante creme mettiamo ogni giorno su viso e corpo? In media, sicuramente più di una. Forse dovremmo smettere o almeno diminuire le quantità perchè, stando ad un nuovo studio le donne accumulano ogni giorno 515 sostanze chimiche. Lo studio parte dal fatto che le donne applicano su viso e corpo ben 15 prodotti in media ogni giorno, la maggior parte dei quali contiene più di 20 ingredienti diversi, tra cui additivi che possono essere causa di problemi allergici e perfino cancro della pelle.
Facendo il totale, si arriva appunto a 515 sostanze chimiche accumulate quotidianamente. Per esempio si è scoperto che in un rossetto, si trovano in media 33 sostanze chimiche; 32 in una lozione per il corpo; 29 nel mascara; 11 nella crema idratante per le mani e così via. Per non parlare dei profumi che, nella maggior parte dei casi, contengono una media di 250 sostanze chimiche che possono arrivare anche a 400 in alcuni casi. Appurato ciò, viene spontaneo chiedersi se davvero con tutte queste creme diventiamo più belle o se, invece, non mettiamo le basi per rovinarci la salute.
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Le superstizioni della nostra vita.
Astri e disastri (Fazi, pagg. 176, euro 15) è l'opera prima di Till Neuburg, uno svizzero settantaduenne che vive a Milano da mezzo secolo. Il sottotitolo recita: "Manuale di sopravvivenza all'astrologia e altre superstizioni" ed è un delizioso pamphlet su alcune "fisse" contemporanee.
A cominciare dal brunch domenicale. "Ordinano solo cose che fanno bene al fatturato del locale: passato di porridge alla cannella, spremute di puro mango tirolese, pane azzimo fatto in casa d'altri, un tris di marmellate di sesamo, ribes crudi e scorza nera di Lochness, e magari un uovo di struzzo cottura diciotto minuti". Oppure nella descrizione dei localini da pauperismo ricercato: "A chi è ancora troppo legato agli stravizi di mammà è consentito aggiungere una fetta di tofu, un cucchiaino di yogurt bianco o qualche goccia di rugiada raccolta sulla tomba di Hermann Hesse. Ci si incontrano architetti d'interni, internisti, ambientalisti, militanti verdi ma anche bianchi, neri, nerazzurri, arancioni, finti straccioni, stilisti, analisti, maestri di karate e maitres a' penser, manager in tenuta da week end, filosofi fatti in casa e, se si è fortunati, forse persino una miliardaria steineriana in libera uscita". Fa pensare quando parla di acqua. "Per millenni l'uomo ha bevuto solo quando aveva sete. Adesso ci si cura, almeno un litro al giorno di acqua minerale, che è più inquinata di quella del rubinetto e costa da 300 a 1000 volte di più. Di tutta l'acqua minerale commercializzata in Europa il 30 per cento è prodotto in Italia. Il bottino (2.200 milioni di euro nel 2006) se lo spartiscono 315 marche, il 53,6 per cento delle quali è controllata da multinazionali. In Italia siamo a 182 litri annui pro capite, inclusi neonati, moribondi e alcolizzati. E lo sa che in Kenya un litro di benzina costa 0,85 euro e uno d'acqua 0,93?".
L'astrologia è in crescita, come il gioco d'azzardo, perché "mancano i punti di riferimento, c'è crisi di valori, non mi faccia dire le solite cose. Il sapere in genere e la scienza sono trascurati se non derisi, così è più comodo spacciare false speranze. Le fasce più deboli, di spirito e di cultura, sono spinte a cercare l'irrazionale, e i ciarlatani glielo vendono, imperversando su tv e giornali". Come ci si difende? "Basterebbe capire che la parte più marcia dell'Italia riempie tv e giornali, fa di tutto per farsi notare, sgomita e grida, vive di visibilità. L'Italia sana è tranquilla, pensa a studiare o lavorare bene, non sogna di avere tre Rolex e due Suv, non cerca visibilità e dunque è come se non esistesse. Però esiste".
100 calorie in meno al giorno riducono del 10 per cento il rischio di disabilità a tre anni
Non si allacciano più bene le scarpe. Salire le scale di casa diventa un’impresa, camminare fino al negozio per far la spesa uno sforzo titanico. Sono alcun delle tante disabilità che pian piano si insinuano nella vita degli anziani; ora uno studio tutto italiano presentato al congresso della Società Italiana di Gerontologia e Geriatra dimostra, per la prima volta al mondo sull’uomo, che basta mangiare meno per prevenire questi acciacchi. Per vivere meglio, insomma, e magari anche più a lungo.
Alle porte di Firenze un gruppo di ricercatori sta seguendo dal 1998 circa 1.200 anziani che vivono in due paesini del Chianti fiorentino. Arzilli vecchietti che, sarà merito della vita in campagna o dell’olio buono, sono spesso in buona salute e stanno indicando la strada per arrivare a una vecchiaia serena e senza acciacchi. Ultimo dato, appunto, la dimostrazione che basta mangiare meno per abbassare il rischio di sviluppare disabilità piccole o grandi: «Per la ricerca, in uscita su Age and Ageing, abbiamo analizzato i dati di 900 dei nostri anziani, per i quali avevamo informazioni nutrizionali complete – racconta Luigi Ferrucci, coordinatore dalla prima ora dello studio InCHIANTI (tuttora in corsa sotto l'egida della Azienda Sanitaria di Firenze) e oggi “emigrato” al National Institute of Aging di Bethesda, negli Stati Uniti –. Abbiamo anche indagato patologie concomitanti, dal diabete all’ipertensione, e anche consumo di alcol e abitudine al fumo; poi, all’inizio dello studio e dopo tre anni, abbiamo sottoposto gli anziani a una valutazione delle disabilità funzionali nella cura di sé e nelle attività quotidiane più varie».
DIETA – Risultato, chi mangiava di meno rischiava anche meno di ritrovarsi con qualche difficoltà di troppo: per ogni cento calorie in più infatti, cresceva del 10 per cento la probabilità di nuove disabilità funzionali nel giro di tre anni. Essere parchi a tavola aiuta a vivere meglio, quindi, e possibilmente di più: «Questi dati dimostrano per la prima volta nell’uomo un effetto della restrizione calorica su parametri importanti per la longevità» commenta Niccolò Marchionni, presidente della SIGG. «I dati di InCHIANTI sono raccolti su persone non selezionate per uno studio sperimentale: si seguono anziani normali, di tutti i tipi, per cui le conclusioni hanno un significato reale, vero per ciascuno di noi».
GENI – Il Nobel per la medicina 2009 è stato assegnato a chi ha svelato i segreti dei telomeri, quei «cappucci» che stanno sulla parte finale dei cromosomi e si accorciano man mano che invecchiamo. In questi pezzettini di DNA molti vedono la chiave genetica del nostro destino di longevità: mangiar meno può in qualche modo ribaltare la nostra aspettativa di vita, in barba a quel che è scritto nei geni? «I geni rendono conto di circa il 30 per cento della possibile durata della nostra esistenza – dice Marchionni –. Il resto lo fa lo stile di vita, che può condizionare in meglio o in peggio la nostra longevità: fare attività fisica regolare, mangiare poco scegliendo cibi sani ed equilibrati aiuta di certo a mantenerci giovani e in salute più a lungo».
Per leggere l'articolo integrale, pubblicato sul Corriere on line, cliccare qui.
Perché si cade? Malori e troppi medicinali. Attenzione dunque!
(AGI) - Firenze - Si cade senza troppe conseguenze per molti, banali e imprevedibili motivi: si inciampa, si scivola, si e’ spinti. Ma quando tocca a un anziano, gli effetti sono spesso rovinosi (braccia spezzate, costole rotte, femori in briciole) e nel 20% dei casi se ne ignorano le cause. Perche’ tanti inspiegabili episodi? E sono davvero imprevedibili? Coordinata all’Universita’ di Firenze dalla Syncope Unit di Cardiologia e Medicina Geriatrica che opera all’ospedale di Careggi, ecco ora una ricerca a tappeto su questa oscura casistica. La conduce un’equipe di specialisti della Societa’ Italiana di Gerontologia e Geriatria. Si tratta del progetto Caspita (Cadute non Spiegate nell’Anziano), i cui primi risultati sono stati presentati in questi giorni dal cardiologo geriatra fiorentino Andrea Ungar, in chiusura del congresso nazionale SIOMMMS (Societa’ Italiana dell’Osteoporosi, del Metabolismo Minerale e delle Malattie dello Scheletro) che ha riunito a Torino oltre mille specialisti. Il postulato da cui l’indagine muove e’ che dietro il 20% di incidenti apparentemente casuali ci siano in realta’ concreti problemi di salute: aritmie, ipovolemia, disidratazione. Oppure sincopi, spesso legate a sindromi cardiocircolatorie o respiratorie, con amnesie retrograde che evitano fastidiosi ricordi, ma espongono a nuove cadute, a danni piu’ gravi e a rischi crescenti di istituzionalizzazione e disabilita’. “Non pochi episodi”, ha aggiunto, “si devono pero’ anche all’uso o abuso di farmaci ad azione vaso e psicoattiva. Lo prova il fatto che, rinunciando soprattutto a quelli che agiscono sul sistema nervoso centrale, si segnalano molti meno incidenti” Negli ultra65enni le cadute inspiegate hanno peraltro prognosi nettamente peggiori, perché piu’ alta e’ la probabilita’ che rendano disabili. Di fatto, nei reparti di ortopedia questi eventi sono all’origine del 37% di tutti i ricoveri per esiti traumatici di caduta. L’incidenza e la severita’ delle complicanze aumentano del resto dopo i 60 anni. E circa il 35-40% degli over 65 e meta’ degli over 80 cadono almeno una volta in un anno. In 3 casi su 10 si radicalizza il timore di non farcela e puo’ svilupparsi cosi’ una sindrome ansioso-depressiva: con difficolta’ di camminare, sensazione di instabilita’ posturale, disabilita’. Oltre il 50% degli anziani caduti di recente e il 20-46% di tutti i pazienti geriatrici temono di cadere. I costi economici sono elevati quanto i costi umani e sociali. Negli Usa le sole cadute di over 65 assorbono il 6% di tutta la spesa sanitaria, mentre nel 2000 il fenomeno ha coinvolto oltre 50 milioni di americani con un costo per il sistema di 406 miliardi di dollari: 80 di trattamenti medici, 326 di perdita di produttivita’. In Italia i costi, che nel 2001 erano gia’ oltre i 500 milioni di euro (l’80% dei quali per i soli ultra65enni), sono progressivamente cresciuti fino a superare il miliardo. (AGI)
Articolo tratto da: http://www.disabili-oggi.it/archives/0002082.html
Self portrait di Mary Oliver
I wish I was twenty and in love with life
and still full of beans.
Onward, old legs!
There are the long, pale dunes; on the other side
the roses are blooming and finding their labor
no adversity to the spirit.
Upward, old legs! There are the roses, and there is the sea
shining like a song, like a body
I want to touch
though I’m not twenty
and won’t be again but ah! seventy. And still
in love with life. And still
full of beans.
I segreti per invecchiare bene (da chi ci è riuscito).
(Le foto dell'articolo si riferiscono al giorno del centesimo compleanno di alcuni ultra-centenari italiani. Auguri a loro... e a tutti noi!).
Elisabeth Weichselbaum, della British Nutrition Foundation, ha raccolto una selezione di consigli di chi ha passato il secolo. E così si scopre che l'elisir di lunga vita sta pure nei panini imbottiti, anche con la salsiccia, fino al 'bicchierino', in barba a diete e nutrizionisti.
Insolita e piena di elementi curiosi: nella dieta dei centenari non mancano consigli da brivido per nutrizionisti e amanti della linea, ma gli anziani che si sono tolti la soddisfazione di spegnere più di 100 candeline sono gli unici a poter avanzare pretese sui segreti della longevità. Così qualcuno ha pensato bene di raccogliere una selezione di diete e consigli, senz'altro insoliti, proposti da chi ha superato i 100 anni.
Nell'elenco pullulano le stranezze. Qualche esempio? A dispetto di chi sostiene che non bisogna eccedere con le uova, Florence Baldwin, un'allegra nonnetta di 113 anni, è convinta che l'elisir di lunga vita si nasconda in un sandwich con uova fritte ogni giorno. Per l'olandese Hendrikje van Andel-Schipper, arrivata fino ai 115 anni, il segreto della longevità è in un bicchiere di succo d'arancia accompagnato da gustose aringhe, fonte di omega 3. Ma la più anziana di tutti, l'israeliana Mariam Amash, attribuisce le sue 120 candeline al fatto di 'mangiare verde'.
Non si deprimano i golosi, perché tra i 'supernonni' c'è anche chi, come la giapponese Mitoyo Kawate di 114 anni, ha dato il merito dei suoi anni alla torta ripiena di crema che compare regolarmente nel suo menù, in barba a sushi e sashimi. Mentre la scozzese Lucy d'Abreu, passata a miglior vita a 113 anni, sosteneva che per vivere a lungo non deve mai mancare un bicchierino di brandy e un ginger ale secco.
E ancora, per l'ucraino Hryhoriy Nestor la ricetta di lunga vita passa per un involtino di pane con salsiccia fatto in casa. Mentre la britannica Ada Mason è convinta di essere arrivata a quota 111 grazie al fatto di mangiare panini imbottiti e molto salati. La colazione tipica scozzese a base di porridge è invece il segreto dei 111 anni di Annie Knight. Tutt'altro il menù preferito di Yukichi Chuganji, che ha raggiunto la ragguardevole età di 114 anni a forza di riso bollito e pollo, nonostante l'avversione per le verdure.
Mentre secondo Sakhan Dosova (130 anni), che stando alle autorità del Kazakhistan sarebbe la donna più vecchia del mondo, l'ideale è evitare i dolci e consumare tanto formaggio in fiocchi (cottage cheese). Infine, l'ecuadoregna Maria Esther de Capovilla è arrivata a 116 anni grazie alla buona abitudine di bere, fin da piccola, il latte d'asina della fattoria di famiglia.
Fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.3169606642
Vivremo tutti fino a cento anni, se..
Tremila conferenze in 25 anni. Le domande si ripetono. Le risposte no, evolvono grazie all'aggiornamento degli studi e alle indagini epidemiologiche. Ma qualche certezza granitica Roberto Bianchi - medico di Cremona e specialista in Scienza dell'alimentazione, Medicina preventiva e Medicina del lavoro, 10 anni a fare educazione alla salute all'Asl - ormai ce l'ha: la vita si allunga se si interviene sugli stili di vita. E per quanto riguarda l'influenza suina, meglio non vaccinarsi: conviene prenderla e morta lì.
"Da medico lei alimenta un sogno: vivere fino a 100 anni".
Io ribadisco solo un diritto costituzionale. Giappone e Italia sono i Paesi più longevi al mondo e da epidemiologo dico che non c'è regalo migliore da fare a una persona che farla invecchiare bene. Oggi si può arrivare in ottima salute a 80 e 90 anni, con dieta mediterranea appropriata e comportamenti preventivi. Appena le biotecnologie lo consentiranno arriveremo a oltre 100 anni con dignità e autonomia. Oggi esiste la possibilità di spostare molto in là il fronte dell'invecchiamento, con l'ossidologia che studia i radicali liberi e l'invecchiamento dei tessuti, come ha provato anche il Nobel Luc Montaigner. La componente gentica influisce per il 10 per cento, tutto il resto è ambiente e stile di vita.
"Di Omega-3, vitamine e antiossidanti non si può più fare a meno."
Ci evitano il 30 per cento dei tumori e il 40 per cento degli infarti.
"Veniamo ai vaccini, di cui lei non è fautore ovviamente".
Utilizzare vaccini per ogni malattia è una chimera, perchè ogni anno si prendono nuove malattie. Resta fermo il fatto che per alcune, come il tetano, il vaccino è straordinariamente utile. Ma non possiamo pensare di reagire ad ogni nuovo virus con un vaccino perchè potremmo sviluppare una resistenza immunitaria specifica verso ogni tipo di gernmi. Ho dichiarato a suo tempo che avrei mangiato pubblicamente un panino all'aviaria perchè ognuno deve potenziare le proprie capacità del sistema immunitario e non solo sviluppare paura che è immunodepressiva. Esistono strumenti immunostimolanti molto efficaci e facili da usare: uno tra tutti la vitamina C, uno dei farmaci più potenti come antitumorale, antiallergico, protettivo del sistema vascolare e nelle infezioni da raffreddamento. Ha una azione virucida diretta, è interferone stimolante, aumenta il numero e la mobilizzazione dei globuli bianchi. Aggiungiamoci una funzione antibatterica e antiobiotica post virosi. Ma c'è una condizione: che il dosaggio giornaliero non sia di 50 milligrammi pari ad una arancia appena colta, ma di 1000 e fino a 2000 milligrammi. Ovvero uno o due granni che donano vita, e vita agli anni.
Intanto la suina dilaga.
Mia moglie pediatra vede un 80 per cento di febbri suine tra i ragazzi, influenza assolutamente benigna, a mortalità molto bassa che non deve spaventarci. Gli strumenti per difenderci ci sono tutti, per proteggere naso,bocca e gola. Compresa la propoli. Mi risulta che solo il 5 per cento dei medici si sia vaccinato. E il vaccino, per tre sostanze adiuvanti che contiene su cui gravano sospetti di sintomi neurologici, richiede un uso prudente: per me va soministrato solo agli immunodepressi. Per di più questo virus composto di sette diversi monconi, continua a modificarsi mano a mano che pasa da una persona all'altra. La conseguenza?
La protezione vaccinale può durare pochi mesi e se come viene paventato questo virus si ricombinerà con l'aviaria i vaccinati non saranno assolutanmente protetti, i non vaccinati che si sono malati avranno paradossalmente una protezione superiore.
Articolo (qui presentato in sintesi) a firma di Nicoletta Martelletto pubblicato su Il Giornale di Vicenza e disponibile nella versione online integrale cliccando qui.
Foto-collage: http://www.flickr.com/photos/graygoosie/1615794803/
Alcuni segreti per invecchiare bene (secondo gli studiosi).
A Milano si è tenuto il primo Congresso Internazionale di Medicina Predi-Preventiva e Rigenerativa, interamente dedicato alla salute della donna. Ecco, in sintesi, le novità riguardanti la salute e la bellezza della donna di oggi e i segreti per invecchiare bene.
Al primo posto, la dieta. Al congresso è stato presentato anche un innovativo regime alimentare che non tiene più conto dell’apporto calorico degli alimenti, ma analizza le molecole che li compongono: carboidrati, proteine, grassi, vitamine, minerali. La dieta mediterranea, con il suo alto contenuto di fibre, acidi grassi omega 3 e antiossidanti , rimane il pilastro nella cura di una nuova categoria di obesi identificata dai ricercatori dell’Università Tor Vergata di Roma.
Un altro concetto importante per la nuova medicina anti-aging è lo sfruttamento dell’ormesi (dal greco ormesis, stimolazione). In base a questa proprietà, brevi periodi di stress lieve stimolano la risposta dei meccanismi di difesa dell'organismo, contribuendo a migliorare la salute e prolungando la vita. Il paradigma dell'ormesi è l'attività fisica, che incrementa il livello di cortisolo e di catecolamine e comporta una reazione immunologica da stress.Un'attività fisica moderata produce quindi effetti positivi sul rischio di infezioni delle vie aeree, compresa l'influenza stagionale, e di stabilizzazione del sistema immunitario.
L’invecchiamento precoce si previene anche controllando alcune reazioni chimiche che avvengono a livello cellulare e molecolare come la glicazione, un fenomeno coinvolto in molte malattie degenerative. La glicazione può essere controllata grazie ad alcuni accorgimenti, come il controllo del carico glicemico dei carboidrati, la riduzione del grasso corporeo, soprattutto addominale, esercizio fisico e in alcuni casi con integratori per esempio a base di carnosina o piridossamina.
E sempre alla lotta all’invecchiamento sono utili nuovi ormoni-chiave identificati al congresso. La vasopressina, per esempio, sembra l’alleato ideale per migliorare l’aspetto della pelle del volto, distendendo i tessuti e riempiendo solchi e segni del tempo, il melanotan II, un derivato sintetico dell’MSH (l’ormone che stimola i melanociti), aiuta a controllare le infiammazioni e sostiene l’abbronzatura, l’ossitocina potrebbe rappresentare un valido supporto per combattere il sovrappeso, grazie alla sua capacità di ridurre l’appetito, infine l’IGF-1 risulta una delle molecole più efficaci nel proteggere l’organismo dai danni del tempo che passa.
Infine, il tanto amato ritocchino, oggi sempre meno invasivo e senza bisturi: si è parlato di un lifting che si avvale delle cellule staminali, lo stem cel facelift, che può essere eseguito in ambulatorio, in anestesia locale, e sfrutta le cellule del grasso addominale per riempire i tessuti svuotati dal tempo, e del liquid face lift, che con iniezioni e trattamenti combinati (botox, biostimolazione, luce pulsata e acido ialuronico) combatte l’invecchiamento del volto su tre fronti: perdita di volumi, rughe e lassità della pelle di volto e décolleté.
Articolo (sintetizzato) tratto da www.Sanihelp.it. Per leggere la versione integrale cliccare qui.
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Ogni chilo in più significa meno benessere e meno anni di vita. Soprattutto per le donne.
Non solo una questione estetica. Prendere peso e aumentare di taglia ruba anni di vita in salute alle rappresentanti del gentil sesso. Anzi, secondo uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Warwick e dell'Harvard School of Public Health di Boston (Usa), lievitare sulla bilancia mentre gli 'anta' incombono può ridurre anche dell'80% la possibilità di arrivare a una vecchiaia serena e in salute. La ricerca, pubblicata sul 'British Medical Journal', è stata condotta utilizzando i dati del noto studio sulle infermiere, che ha monitorato la salute di 120 mila operatrici fin dal 1976.
Ebbene, sembra che le donne che arrivano alla mezza età in sovrappeso siano più a rischio di tumori, coronaropatie, cardiopatie e scarsa qualità di vita, spiega il responsabile dello studio, Oscar Franco. Non solo: per ogni chilo in più guadagnato dopo i 18 anni, le probabilità di invecchiare bene scemano del 5%. La situazione peggiore è quella delle obese, che hanno una possibilità del 79% inferiore di invecchiare senza essere colpite da una malattia cronica killer, dai tumori alle cardiopatie.
"Insomma, il nostro studio - riassume Franco - dimostra ancora una volta che prendere peso nell'età matura è un forte fattore di rischio, spia di una minore probabilità di invecchiare in salute. Conservare il proprio peso forma nell'età adulta può essere vitale per la salute in vecchiaia".
Fonte: ADNkronos Altro, Le News del 9 novembre 2009
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Vuoi dormire meglio? Controlla il peso ...
Notti agitate e stanchezza al risveglio per colpa delle apnee notturne. Un problema che solo negli Stati Uniti colpisce 12 milioni di persone e può portare anche a pressione alta e malattie cardiovascolari. Per anni i medici hanno raccomandato ai pazienti di perdere peso per migliorare il respiro notturno, ma finora solo poche ricerche testimoniavano la fondatezza di questo consiglio. Ora i ricercatori di sei atenei americani, guidati da Gary Foster della Temple University (Usa), hanno dimostrato che perdere peso riduce davvero le apnee notturne. Gli scienziati hanno monitorato 265 pazienti obesi con diabete di tipo 2, tra i 45 e i 75 anni. Tutti lamentavano un'apnea notturna severa. I ricercatori hanno sottoposto metà a una dieta abbinata a un regime di esercizi regolari per 175 minuti a settimana per un anno, mentre un secondo gruppo ha seguito un corso mirato al controllo del diabete attraverso dieta sana ed attività fisica. Ebbene, dopo un anno i soggetti 'a dieta' avevano perso in media quasi 9 kg. E il 13,6% aveva sperimentato una completa remissione dell'apnea notturna, contro il 3,5% del secondo gruppo, che aveva buttato giù meno di mezzo chilo seguendo il corso. "Questi risultati mostrano che medici e pazienti - conclude Foster sugli 'Archives of Internal Medicine' - possono aspettarsi significativi miglioramenti nella loro apnea notturna con la perdita di chili di troppo. Un risultato che comporta numerosi benefici per la salute e il benessere generale".
Fonte: Articolo tratto da ADNkronos Altro Le News del 9 novembre 2009
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Gli effetti nefasti del cibo, quando è troppo.
Salute sempre più a rischio se la bilancia 'borbotta'. Almeno 124 mila nuovi casi di tumore in Europa potrebbero essere stati causati, nel 2008, dal peso in eccesso. La proporzione di diagnosi di cancro attribuibili a un indice di massa corporea uguale o superiore a 25 kg/m2 è più alta fra le donne e nei Paesi dell'Europa centrale come la Repubblica Ceca, la Slovenia, la Lettonia e la Bulgaria. Lo rivela uno studio presentato da Andrew Renehan dell'università di Manchester (Gb), in occasione del Congresso congiunto dell'European Cancer Organisation (Ecco) e della European Society for Medical Oncology (Esmo). Secondo l'esperto, "dato che molte persone stanno smettendo di fumare e parecchie donne non utilizzano più ormoni per i disturbi della menopausa, il sovrappeso e l'obesità sono destinati a diventare, nei prossimi dieci anni, le principali cause di cancro, soprattutto nel mondo femminile". Il team di studiosi britannici ha creato un sofisticato modello per calcolare la proporzione di neoplasie attribuibili al sovrappeso in 30 Paesi in Europa. Utilizzando i dati disponibili, hanno rilevato che nel 2002 oltre 70 mila nuovi casi di cancro, dei circa due milioni che si sono registrati quell'anno, appaiono riconducibili al grasso superfluo. E che nel 2008 la stima è addirittura raddoppiata, toccando quota 124 mila. La percentuale di tumori obesità-correlati varia da Paese a Paese: si va dal 2% nelle donne e 2,4% per gli uomini in Danimarca, all'8% nelle donne e 3,5% negli uomini nella Repubblica Ceca. Fra le malattie più comuni dovute al sovrappeso il cancro dell'endometrio, del seno e del colon-retto. Queste tre sono pari al 65% di tutte le neoplasie dovute all'obesità.
Fonte: articolo tratto da ADNkronos, Le News, 9 novembre 2009
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Dobbiamo appropriarci vastamente dell'esistenza.
Dobbiamo appropriarci vastamente dell’esistenza, in ogni modo. Tutto, anche l’inusitato, deve esserci possibile. Questo è in fondo l’unico ardimento che ci viene richiesto: avere coraggio per ciò che è più strano, più inspiegabile.
(R.M. Rilke)
Il coraggio è un tema di cui si discute raramente, sembra una rimembranza di tempi lontani in cui era un valore tra i più stimati, insieme all'onore e alla fedeltà. Eppure il coraggio è qualcosa che serve, nella vita di tutti, ogni giorno. Il coraggio di andare avanti, di accettare i propri sbagli, di cambiare quello che non funziona, di sfidare la sorte. Il coraggio di essere se stessi.
Sembra che, tramontato il primato valoriale del coraggio, anche la nostra vita sia cambiata. Rilke ci parla del coraggio di investigare ciò che è più strano ed inspiegabile, di andare oltre i confini del noto per esplorare nuovi mondi, dentro e fuori di noi. Nella vita caotica e frenetica che conduciamo tutti noi, ogni giorno, mi chiedo chi si ricorda di farlo. Alzarsi la mattina alle sette o anche prima, salire su mezzi sempre più pieni, correre in ufficio, mangiare un panino al volo, ritornare al lavoro cercando di ignorare la sonnolenza e tentando di accelerare con il pensiero la corsa dell’orologio. E poi di nuovo mezzi, casa, mangiare, dormire... per fortuna non è sempre così, né per tutti. Ma quando, in questo modo di vivere così routinario, ci ricordiamo che la vita potrebbe essere qualcosa di diverso?
In fondo viviamo in un mondo privilegiato, abbiamo la possibilità di scegliere. Ma scegliere richiede coraggio. Ed è quello che, forse, ci è stato tolto o ci siamo fatti togliere, orpello inutile in tempi in cui è meglio correre, senza chiedersi perché o per come.
Ma io condivido il pensiero di Rilke. L’unico ardimento che ci viene richiesto è di avere ardimento. Come dire: l’unico modo di vivere è vivere. Ma farlo davvero.
Non ci può essere un tutto dato, ma solo un pulviscolo di possibilità.
Il brano che segue è tratto dall’Appendice “Cominciare e finire” alle Lezioni Americane di Calvino, a mio giudizio uno dei libri più mirabili del secolo scorso, da leggere e rileggere all’infinito, perché sempre capace di stimoli nuovi, come solo i grandi libri sanno fare.
[…] Ogni volta l’inizio è questo momento di distacco dalla molteplicità dei possibili: per il narratore l’allontanare da sé la molteplicità delle storie possibili, in modo da isolare e rendere raccontabile la singola storia che ha deciso di raccontare questa sera; per il poeta l’allontanare da sé un sentimento del mondo indifferenziato per isolare e connettere un accordo di parole in coincidenza con una sensazione o un pensiero. L’inizio è anche l’ingresso in un mondo completamente diverso….
[…] Forse è questa ansia per il problema del cominciare e del finire che ha fatto di me più uno scrittore di short-stories che di romanzi, quasi non riuscissi mai a convincermi che il mondo ipotizzato dalla mia narrazione è un mondo a se stante, autonomo, autosufficiente, in cui ci si può installare definitamente o almeno per tempi lunghi. Invece mi prende continuamente il bisogno di prenderlo dal di fuori, questo mondo ipotetico, come uno dei tanti mondi possibili, un’isola in un arcipelago, un corpo celeste in una galassia. Il mio problema potrebbe essere enunciato così: è possibile raccontare una storia al cospetto dell’universo? Come è possibile isolare una storia singolare se essa implica altre storie che la attraversano e la “condizionano” e queste altre ancora, fino a estendersi all’intero universo? E se l’universo non può essere contenuto in una storia, come si può da questa storia impossibile staccare delle storie che abbiano un senso compiuto?
[…] Non ci può essere un tutto dato, attuale, presente, ma solo un pulviscolo di possibilità che si aggregano e si disgregano. L’universo si disfa in una nube di calore, precipita senza scampo in un vortice d’entropia, ma all’interno di questo processo irreversibile possono darsi zone d’ordine, porzioni d’esistente che tendono verso una forma, punti privilegiati da cui sembra di scorgere un disegno, una prospettiva. L’opera letteraria è una di queste minime porzioni in cui l’universo si cristallizza in una forma, in cui acquista un senso, non fisso, non definitivo, non irrigidito in un’immobilità mortale, ma vivente come un organismo”.
Essere umani vuol dire
sentire vagamente che c'è in ognuno qualcosa di tutti e in tutti qualcosa di ognuno.
Niente mi fornisce la prova che non sarei mai del partito o dell'opinione opposta.
C'è la vittima nel carnefice e il carnefice nella vittima, il credente nel non credente e il non credente nel credente.
C'è di che passare dall'uno all'altro; e forse l'essenza stessa del vero Io è questa potenza di trasformazione.
Su mille individui, un esiguo numero sente e guarda la vita come tentativo, mezzo, avventura. Il resto la subisce senza pensarci, come un ciclo la cui perfezione sarebbe la felicità. Per tutti è qualcosa di dato, involontario, e tuttavia come voluto, giacché non possono non volere la vita.
Paul Valéry, Cattivi pensieri, Adelphi
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Mangiare bene per pensare bene.
Maggiore rischio di depressione se si mangiano molti grassi, carni lavorate e cibi dolci: è quanto emerge da un ampio studio inglese pubblicato sulla rivista British Journal of Psychiatry.
Per analizzare a fondo il legame tra alimentazione e malattie depressive, un gruppo di ricercatori dello University College di Londra ha analizzato i regimi alimentari di 3500 impiegati statali inglesi di mezza età per un periodo di tempo di 5 anni, dividendoli in due gruppi a seconda della loro abitudine ai cibi sani come pesce, verdure, legumi e frutta o del loro elevato consumo di cibi meno salutari come carni lavorate, fritture, dolci e formaggi grassi.
Dai loro risultati è emerso che chi seguiva una dieta meno salutare e ricca di cibi lavorati e ricchi di grassi andava incontro al 60% di rischio di depressione in più rispetto a coloro che seguivano una dieta più sana. Studi condotti in passato hanno dimostrato come una dieta mediterranea sia utile ad abbassare il rischio di malattie depressive del 30% tuttavia, secondo gli esperti, non è ancora chiaro in che modo una dieta più salutare possa contribuire a una mente più sana.
Secondo l'autrice della ricerca Archana Singh-Manoux, consumare cibi crudi e sani potrebbe diminuire il rischio di infiammazione dell'organismo e ciò potrebbe essere legato a una minore insorgenza di disturbi della mente come l'ansia e la depressione, oltre che a una miglior condizione di salute dell'intero sistema cardiovascolare e del cuore. Mangiar bene, secondo la ricercatrice, non significherebbe quindi soltanto vivere bene, ma anche pensare bene.
Approfondimenti: Tasnime N et al. Dietary pattern and depressive symptoms in middle age. The British Journal of Psychiatry 2009: 195:408-13.
Fonte: yahoo.salute
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Nessuno può vivere a lungo, se non è capace di immaginarlo.
"La vitalità nell’età avanzata dipende da tre fattori: robustezza di costituzione, salute fisica e tipo di copione. L’inizio della vecchiaia è determinato proprio da questi tre fattori. Perciò alcune persone sono ancora vitali a ottant’anni e altre cominciano a vegetare a quaranta. La robustezza di costituzione è un fattore fisso, che non può essere modificato dalla programmazione parentale. Anche l’infermità fisica costituisce a volte un fattore fisso e, a volte, rappresenta anche il tornaconto di un copione. ..Può darsi che le persone più anziane accolgano con gioia un infarto, o un’occlusione delle coronarie, ma questo per un motivo diverso: non perché faccia parte del copione, ma perché le solleva dallo sforzo di tirare avanti una vita di sforzi, quella prevista dal loro copione. Il Bambino presente in loro assume queste disgrazie come se si trattasse di una “gamba di legno”, il che consente loro di dire al Genitore che si portano dentro: “Neanche tu puoi aspettarti che un uomo con una gamba di legno continui a trascinare il peso della tua maledizione stregata”. E, trovandosi di fronte al rischio di un embolo al cervello o al cuore, solo il genitore più crudele e spietato non si darebbe per vinto.
… Anche le persone con una costituzione fisica robusta e senza invalidità fisiche (o di poco conto o ipocondriache) possono iniziare a vegetare molto presto se possiedono dei copioni del tipo “non si sa come andrà a finire”. Si tratta di solito di persone che vivono della sola pensione. L’insegnamento in questi casi è: “Lavora sodo e non fermarti mai!” e la conclusione è: “Dopo di che smetti!”. Jeder dopo aver lavorato indefessamente per venti o trent’anni, dopo aver ricevuto la visita di Babbo Natale, e aver ottenuto il pranzo d’addio con i colleghi, con tanto di orologio d’oro, non sa più che fare. È abituato a scegliere le direttive del suo copione, ma ora le ha esaurite, e non ha nessun’altra programmazione. È perciò contento di starsene seduto aspettando che succeda qualcosa: magari la morte!
Questo fa sorgere una domanda interessante. Che fare dopo che è arrivato Babbo Natale? Per chi ha un copione del tipo “Finché” il dono ha portato termine le richieste del copione, è quindi libero dalle maledizioni dell’anticopione, ora ha la possibilità di fare ciò che fin da ragazzino ha sempre sognato di fare. Ma proseguendo, sulla sua strada, corre moltissimi rischi, come ci confermano molti miti greci. Se è vero che si è liberato dal genitore malefico, è anche vero che è rimasto privo di protezione, è quindi facile che vada incontro a dei guai. Anche questa è una cosa che ritroviamo nelle favole. Una maledizione, bene o male, protegge anche se è fonte di sofferenze e fatiche”.
Il testo è tratto da: Eric Berne, “Ciao!”…e poi?. La psicologia del destino umano, Bompiani, 2003
La frase del titolo è di George Abraham
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Giovane è chi continua a chiedersi: E dopo?
La giovinezza non è un periodo della vita, è uno stato dello spirito; un prodotto della volontà, una qualità dell’immaginazione, un’intensità emotiva, una vittoria del coraggio sulla timidezza, del gusto dell’avventura sull’amore per la comodità.
Non si diventa vecchi per aver vissuto un certo numero di anni: si diventa vecchi perché si è abbandonato il proprio ideale. Gli anni segnano la pelle, la rinuncia ai propri ideali segna l’anima. Le preoccupazioni, le incertezze, i timori e la sfiducia sono i nemici che lentamente ci spingono verso terra e ci fanno diventare polvere prima della morte.
Giovane è colui che prova stupore e meraviglia, colui che, come il bambino, chiede: e dopo? Colui che sfida gli eventi e vive gioiosamente il gioco della vita.
Siete giovani se giovane è la vostra fiducia; vecchi se vi fate travolgere da dubbi e incertezze. Giovani come la fiducia in voi stessi. Giovani come la vostra speranza. Vecchi come la prostrazione.
Resterete giovani finché sarete sensibili. Sensibili alla bellezza, alla bontà, alla grandezza. Sensibili ai messaggi della natura, dell’uomo e dell’infinito.
Se un giorno il vostro cuore dovesse essere preda del pessimismo e divorato dal cinismo, Dio abbia pietà della vostra anima da vecchio.
Generale MacArthur 1945
Riportato in : Olivier de Ladoucette, Restar giovani è questione di testa, Feltrinelli, 2007
Leggere cura l'anima... e non solo.
Siete una donna e ignorate il significato della parola "orgasmo"? Meglio comprenderne le cause invece di intossicarsi, magari con una manciata di antidepressivi. Si può allora cominciare a leggere Musica di Yukio Mishima, storia di una affascinante venticinquenne, paziente del dottor Reiko del tutto incapace di ascoltare un qualsivoglia brano musicale. Dopo alcune sedute lo psichiatra scopre che in realtà la sordità alla musica è un blocco simbolico e diagnostica: frigidità. Il racconto si snoda lungo un percorso accidentato fino a una soluzione.
Stesso discorso per l'impotenza: Biglietto scaduto di Roman Gary è meglio del Viagra, specie se associato a Fiesta di Ernst Hemingway. Se il problema sono l'alcolismo, la droga o il gioco, Stéphanie Janicot - autrice del libro "100 romanzi di Primo Soccorso per curare (quasi) tutto" - cita invece Ventiquattr'ore nella vita di una donna di Stefan Zweig: "Perché in poche pagine tratteggia con tocchi semplici, eppure brillanti, come si possa sprofondare nell'inferno della dipendenza senza volerlo, anzi cercando di darsi freno, ma senza mai aggrapparsi a nulla". Caso mai non funzionasse si può passare senza problemi a Del piacere e del vizio di fumare di Italo Svevo, a Sotto il vulcano di Malcom Lowry (soprattutto di sera), a Romanzo con cocaina di Mihail Ageev.
Negli Usa dell'uso dei libri, soprattutto nella cura delle malattie come ansia e depressione, già parlava lo psichiatra William Menninger negli anni '30. In Gran Bretagna la biblioterapia la "passa" il servizio sanitario nazionale.
Fonte: Repubblica on line. Se vuoi leggere la versione integrale dell'articolo, clicca qui.
Immagine: courtesy of Flickr (http://www.flickr.com/photos/7751351@N07/1975953610/)
Tutto passa e tutto resta.
Tutto passa e tutto resta,
però il nostro è passare,
passare facendo vie,
vie sul mare.
Viandante, sono le tue orme
La via e nulla più,
viandante non c’è via,
la via si fa con l’andare.
Con l’andare si fa la via
E nel voltar indietro lo sguardo
Si vede il sentiero che mai più
Si tornerà a calcare.
Viandante non c’è via
Ma solamente scie nel mare.
Cantares, Antonio Machado
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Il valore dell'ambiguità
"È probabile che tutte le crisi si risolvano sul modello di una accettazione di una certa ambiguità. Noi adulti, per esempio – penso di poter parlare al plurale – sappiamo bene che non siamo completamente adulti.
Infatti è anche questa consapevolezza e tolleranza delle nostre parti immature ed infantili che ci rende adulti".
P.C. Racamier e S. Taccani, Il lavoro incerto, ovvero la psicodinamica del processo di crisi, Tirrenia, Ed. del Cerro, 1986
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La nostra vita dura a lungo, se solo...
La maggior parte degli uomini, Paolino, si lamenta dell’ingenerosità della natura, perché nasciamo destinati a una vita breve e il tempo che ci è concesso trascorre in fretta; così rapidamente che, salvo pochissimi, la vita ci abbandona proprio quando ci apprestiamo a viverla. Di questa presunta sventura non si duole solo il popolino e la gente ignorante; se ne lamentano anche uomini illustri. Viene da qui la famosa massima del più grande dei medici: “Breve è la vita, lunga l’arte”.
Da qui è nata anche l’accusa, certo non degna di un saggio, che Aristotele rivolge alla natura: “Agli animali ha concesso una vita lunga quanto basta per raggiungere la quinta o la decima generazione, mentre all’uomo, nato per compiere molte grandi imprese, ha assegnato un termine assai più breve”. In realtà, non è di tempo ne abbiamo poco; è che ne sprechiamo tanto. La vita che ci è data è lunga a sufficienza per compiere grandissime imprese, purché sia spesa bene; ma se viene dissipata nel lusso e nell’ignavia, se non la si impiega utilmente, solo quando giungiamo all’inevitabile fine ci rendiamo conto che è trascorsa senza che neppure ce ne accorgessimo.
È così: la vita che abbiamo ricevuto non è affatto breve; siamo noi a renderla tale. Del nostro tempo, non siamo avari, ma prodighi. Come un patrimonio immenso nelle mani di un padrone inetto può svanire in un istante mentre uno più modesto, se affidato a un buon amministratore, col tempo aumenta di valore, così la nostra vita dura a lungo per chi ne sa disporre bene.
Lucio Anneo Seneca, La brevità della vita, All’insegna del pesce d’oro, Milano, 1992
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